rivista d'arte
Iscritta nel Pubblico Registro della Stampa
del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-089898






INDICE
Aracne# 1/2011


EDITORIALE
di Simonetta Franci

L’IMMAGINARIO FOTOGRAFICO
Fabula rasa ovvero gli occhi al cielo
di Paolo Fabbri

Vanishing point
di Jean Baudrillard

Dall’immanenza alla “fotografia transitiva”
di Angelo Candiano

RESTI DI MEMORIA
Time Lag
di Patrizia Bonanzinga

La porta del tempo. Lo scavo fotografico di Anna Vivante
di Rosita Lappi

Butor, il tempo e lo sguardo
di Marco Vallora

LA VITA NEL RITRATTO
Alcuni rilievi sul rapporto tra fotografia e morte
di Stefano Ferrari

Spazi di luce dei ritratti postumi
di Sara Ugolini

IN POSA
Care foto. Riflessione ai margini di un archivio famigliare
di Virginia Cardi

Carlo Mollino, sguardo erotico e progetto fotografico
di Michela Deni

Le ‘storie’ di Valentina Vannicola: tra letteratura e fotografia
di Anna e Benedetta Cestelli Guidi

VINTAGE FOTOGRAFICO
L'illustrazione dei sentimenti nazional-popolari
di Silvana Turzio

Lomo sapiens
di Dario Mangano

FOTOGRAFIA OUTSIDER
Create and be recognized: considerazioni sulla fotografia nella prospettiva outsider
di Marta Cannoni

La fotografia outsider di Miroslav Tichý
Intervista a Enrica Viganò

di Marta Cannoni

LE POSE DEL SE'
Matilde Montanari
Hoc est enim corpus meum

di Anita T. Giuga

L'autoscatto ovvero la necessità dell'autorappresentazione
di Giorgio Bonomi

 

FOTOGRAFIA OUTSIDER

"Create and be recognized"
considerazioni sulla fotografia nella prospettiva outsider
di Marta Cannoni

Tra il filone di studi che tratta l’argomento dell’uso insolito o “ibrido” della fotografia, Create and Be Recognized. Photography on the Edge[1] è un testo particolarmente interessante poiché esamina questo concetto nell’ottica outsider: il volume, infatti, costituisce il catalogo della prima mostra interamente dedicata all’outsider photography.

Come vedremo più approfonditamente in seguito, gli artisti outsider (detti anche artisti marginali o irregolari), che sono spesso completamente autodidatti e inconsapevoli del valore artistico delle proprie creazioni, adoperano l’apparecchio fotografico ad un livello basilare e poco ricercato. Non di rado, inoltre, si dedicano a progetti estremamente ambiziosi e smisurati, che si estendono nel tempo dando luogo a produzioni molto ampie incentrate su un’unica tematica; tali ricerche, tuttavia, non sono animate da un intento documentativo, ma da impulsi interiori: l’obiettivo di queste immagini, infatti, si rivela, quasi sempre, un tentativo di dare concretezza visiva ad alcuni tratti della propria emotività. Il significato delle fotografie outsider è quindi molto intimo e privato e, talvolta, difficile da interpretare per lo spettatore. E’ chiaro, perciò, che i tratti distintivi della fotografia outsider non saranno da ricercarsi in superficie, nelle marche stilistiche o nelle tecniche compositive, ma tra le motivazioni profonde che spingono gli autori a realizzare tali scatti.

 


C.T. McClusky, Untitled, c. 1940 - 1950

 

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La fotografia outsider di Miroslav Tichý
Intervista a Enrica Viganò
di Marta Cannoni

Per circa quarant’anni Miroslav Tichý (1926 - 2011), muovendosi nel più completo anonimato, ha scattato migliaia di fotografie a Kyjov, la cittadina Ceca dove nacque e abitò durante tutto il corso della sua vita. Le sue immagini presentano insolite qualità formali e non aderiscono ai canoni della fotografia convenzionale. La produzione dell’artista, infatti, rispecchia la sua inquietudine creativa e costituisce la prova tangibile di una personalissima ricerca, condotta attraverso un’autonomia, sia sociale che materiale, che Tichý ha sempre perseguito.


Miroslav Tichý, MT Inv. no.: 4-7-33, courtesy of Foundation Tichy Ocean


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