rivista d'arte
Iscritta nel Pubblico Registro della Stampa
del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-0898






INDICE

Aracne#1/2012

Artisti fuori

EDITORIALE
di Sara Ugolini

Intervista a David Maclagan
di Marta Cannoni

INCONTRI
Alla ricerca di Pellegrino Vignali
di Egon Hassbecker e Barbara Schulz

Artisti outsider cercasi
di Chiara Delledonne

(NEW)
Costruttori di Babele in Veneto. Avventura di una corrispondente
di Giada Carraro

IN MOSTRA
Appunti su Capogiro
di Juan Carlos Ceci

(NEW)
Il Museo della Mente
di Pompeo Martelli

TANGENZE
Una concomitanza enigmatica
di Jean-Jacques Lebel

Topografie di Babele
di Gabriele Mina

ALTRI LINGUAGGI

(NEW - ottobre 2013)
Cartoline dal folclore contemporaneo: l'opera di Giulio Zani
di Sara Ugolini

(NEW)
Animali reali e immaginari. Il bestiario universale di Pasquale Filacchione
di Giulia Pettinari

Gli scritti manicomiali associati all’art brut: dalla forma-sintomo alla specificità
di Vincent Capt

OUTSIDERS: difformi e deformi d’ogni epoca e sorte
di Stefano Bianchi e Federico Savini

 

ISPIRAZIONE

Cibo e sogni
di Matteo Guarnaccia

Tra le numerose tecniche utilizzate dall’uomo per uscire dal livello di coscienza abituale, quella dell’assunzione di cibi indigesti prima di prendere sonno, è sicuramente una delle meno analizzate. Mangiare prima di coricarsi obbliga ad un superlavoro il sistema digestivo, sottraendo ossigeno al cervello, proprio nel momento in cui questo ne ha più bisogno per rigenerarsi. Mentre il digiuno, la privazione dei pasti, rientra nelle attitudini per così dire “nobili” dell’aspirante mistico e dell’entronauta - la sua controparte, la scorpacciata, l’introduzione nell’apparato digestivo di alimenti dubbi, pesanti o malsani, di norma non viene presa in considerazione nelle tante ricerche sugli stati di coscienza modificati. Distrazione od omissione? Persino il puntiglioso Edward Rosenfeld nel suo monumentale “The Book of Highs” edito nel 1973, si è dimenticato di segnalare questa tecnica. Pensate che tra i “250 modi per alterare la vostra coscienza senza droghe” citati, dai tarocchi al mal di kayak, dalla lettura di “Finnegans Wake” alla masturbazione prolungata, dalla calligrafia ai bagni freddi, non c’è una sola riga sugli eccessi alimentari (mentre il digiuno ovviamente è trattato con la dovuta attenzione).
Gli eventi accidentali di avvelenamento alimentare, con conseguente comparsa di allucinazioni e disturbi percettivi, sono estremamente comuni nella letteratura medica. Nel passato più o meno recente, le cronache hanno registrato innumerevoli epidemie visionarie dovute a cibi adulterati. Com’è noto, dal medioevo sino alla fine dell’Ottocento, era purtroppo normale per le comunità del nord Europa, essere colpite, con drammatica frequenza, da devastanti intossicazioni di massa – seguite da allucinazione protolisergiche ben descritte da Bosch- legate al consumo di pane di segale infestato dall’ergot (l’ultimo caso documentato avvenne negli anni Cinquanta a Pont St.Esprit in Francia). Al consumo di cozze contaminate da una neurotossina prodotta da un’alga rossa, la goniaulax catenella, è invece attribuita un caso di avvelenamento di massa molto pubblicizzato verificatasi nel 1976, tra Italia, Spagna, Svizzera e Francia.

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"Piccolo e grande colà si toccano". I disegni di Thomas Geve
di Alberto Cavaglion

Quando venne liberato, nell’aprile 1945, non sapendo che dei suoi genitori solo il padre è sopravvissuto, con poche matite colorate, il tredicenne Thomas Geve decide di raccontare la penombra che ha attraversato, servendosi del retro dei moduli e dei formulari delle SS. La sua è una scelta stilistica, la scelta di ridurre le dimensioni delle persone (e delle cose) non è solo dettata dalla necessità. Come altri autori costretti a rappresentare l’esclusione (prigionieri politici, si pensi a Ernesto Rossi; detenuti comuni, si pensi al repertorio raccolto già sul finire del XIX secolo da Cesare Lombroso) la profondità della ferita viene resa visibile dalla alterazione delle proporzioni, dalla richiesta che con forza viene fatta a chi s’accinge a guardare dentro le cose.

Nei disegni di Thomas Geve l’enormità dello sterminio è miniaturizzata. Piccolo e grande, nella tradizione ebraica, spesso si toccano, come insegna Giobbe (3, 19). Per capire si deve rimpicciolire, non ingrandire. L’urlo non è parte di questa rappresentazione. Geve affida così la sua testimonianza a 79 piccolissime scene simboliche, spinto da una forza interiore simile a quella che spingeva testimoni-superstiti più anziani di lui a tenere un diario o a scrivere una memoria.

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