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rivista d'arte
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del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-089898






RIMINI FOTO D'AUTUNNO 2017

di Marcello Tosi

migliori Lumen

 

NINO MIGLIORI
LUMEN
RIMINI FOTO D'AUTUNNO 2017

Sono trascorsi 600 anni dalla nascita di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e committente di uno dei gioielli architettonici del Rinascimento italiano, il Tempio riminese intitolato alla sua dinastia. Per celebrare l’importante anniversario, il Comune di Rimini ha incaricato uno dei più talentuosi fotografi italiani di ritrarre la Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco, nel Tempio Malatestiano, ricorrendo al lume di candela.
Sono queste le premesse da cui ha tratto origine la mostra “Lumen”, allestita negli ambienti di FAR Fabbrica Arte Rimini, aperta al pubblico fino al 31 dicembre. 39 scatti realizzati da Nino Migliori accendono letteralmente le luci sulle opere scultoree di Agostino di Duccio, i cui contorni vengono restituiti dall’obiettivo dell’artista grazie alle atmosfere rarefatte e suggestive che lo hanno reso noto a livello internazionale.
Le vicende quattrocentesche della Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco rivivono, così, nelle fotografie, catapultando lo sguardo del pubblico in un’epoca lontana, vista con gli occhi del presente. Dal 2006 l’artista bolognese fotografa sculture e bassorilievi del Medioevo e del periodo rinascimentale, testimoniando il fare e l’immaginario di un contesto storico-artistico basilare per comprendere quello odierno.

tempio MIgliori


Il risultato, anche stavolta, è un lavoro che richiede un’osservazione paziente e attenta da parte del pubblico, in netta controtendenza rispetto all’attitudine tipicamente contemporanea a fruire le immagini in maniera rapida, quasi compulsiva.
L’occasione di questa nuova e suggestiva interpretazione fotografica della Cappella dei Pianeti, osservata al lume di candela, restituisce un inedito sguardo su una cruciale vicenda storica. Quelle opere di metà Quattrocento, immerse nel liquido amniotico della notte e raccolte da un geniale occhio contemporaneo, rivelano la loro dimensione gotica, più di quanto non possa fare qualsivoglia riflessione estetica o teologica.
“Nino Migliori - scrive il curatore Roberto Maggiori - fotografa dal 2006 sculture e bassorilievi del Medioevo e del Rinascimento, testimonianze di storie lontane, eppure fruite quotidianamente nelle numerose città che ospitano i tanti capolavori presenti nel Bel Paese. Opere dal linguaggio sempre più sfuggente ai nostri giorni, pervasi da una connettività caleidoscopica e chiassosa, dalla produzione, così come dal consumo, immediati”.
L’autore appare vieppiù come un vero architetto della visione, che muove alla riscoperta di un linguaggio muto attraverso una modalità operativa minimale: l’essenzialità di un’inquadratura frontale e la semplice luce di un paio di candele, un modo per riproporre le opere così come erano percepite nelle meditabonde ore notturne dagli autori, e dalla cultura coeva che le ha generate, in primis quella “Prisca Theologia” o “Philosophia Perennis” a cui Sigismondo Malatesta si era ispirato nel progettare il Tempio.

lumen Ligliori


Ogni suo lavoro è frutto di un progetto preciso sul potere dell’immagine, tema che ha caratterizzato tutta la sua produzione, e l’attenzione alla memoria storica e all'immaginario collettivo si delineano pienamente nell'osservazione tesa a rilevare e risignificare la realtà tramite la gestualità, in questo caso l'orientamento di una candela in piena oscurità. Alla contemplazione dello spettatore si affianca così l'azione dell'artista, capace di amplificare i segni espressivi che evocano il fascino del Misterioso e del Meraviglioso, temi cari alla cultura rinascimentale che generò il Tempio Malatestiano. Migliori, “disegnando” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, simile a quella sperimentata dai cittadini riminesi che nel 1400 avvicinavano di notte i bassorilievi di Agostino di Duccio al lume delle torcie. Un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio lasciavano spazio all'interiorità, all'immaginazione, all'incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.
“L'operazione di Nino Migliori - afferma Giuseppe Gagliano, Direttore Relazioni Esterne del Gruppo Hera che ha sostenuto l’iniziativa - rappresenta una forma viva e attualizzante di valorizzazione del patrimonio culturale, che merita di essere premiata. Da sempre attenta alle migliori esperienze culturali dei propri territori di riferimento e nella convinzione che i tesori dell'arte debbano costantemente rinascere alla luce di sguardi ed energie nuove, Hera ha così deciso di sostenere una mostra fotografica che eccede il semplice omaggio ad Agostino di Duccio e al Tempo Malatestiano, invitandoci semmai a riprogettare il nostro sguardo in funzione di una bellezza inedita, in cui cogliere di sorpresa il nostro stesso passato”.

 

Migliori


Al grande fotografo è bastata una fioca luce per illuminare la bellezza della Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco del tempio Malatestiano. La serie di queste “sculture sonnambule” con cui prosegue il lavoro che ha avuto come oggetto in precedenza altri importanti monumenti o sculture come il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell'Arca, le Metope del Duomo di Modena, le sculture zoomorfe dell’Antelami nel Battistero di Parma. Incanto e illusione fatto della materia dei sogni.  Ombre di Luce che si sono poste ad illuminare 50 anni di ricerca sul potere della visione, perché il passato per Migliori è un mosaico da incontrare, fatto di materia e memoria impressa nelle scrittura fotografica.
È il racconto da una prospettiva sorprendente di vita di queste opere antiche, capace di ridonare nel contempo al nostro sguardo uno splendore non scalfito dal tempo e la luce “perduta” di quelle epoche lontane.   
Migliori “scolpisce” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio suscitavano rispetto, lasciando spazio all’interiorità, all’immaginazione, all’incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.   
”Il lavoro della fotografia - sottolinea l’autore - è un lavoro di scoperta, quasi di archeologia industriale››. Un discorso anche sul tempo:  “nel degrado della materia ho voluto fotografare anche i concetti di vita e morte”.      
Un lavoro che non è la semplice documentazione di un monumento storico, ma una interpretazione autoriale. Alla contemplazione dello spettatore, scrive il curatore Roberto Maggiori, si sostituisce così l'azione dell'artista, capace di amplificare i segni espressivi che evocano il fascino del Misterioso e del Meraviglioso.      

 

     Migliori

 
 

 

 



 

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Marcello Tosi, Archivista diplomato presso l’Università di Bologna, dottore in Giurisprudenza, giornalista pubblicista, collaboratore di giornali e riviste culturali, si occupa di ricerca storica e catalogazione di fondi archivistici e bibliotecari antichi e moderni. E’ coautore del volume Storia di Savignano sul Rubicone ed è redattore di prefazioni a libri di poesia, di saggi storici e artistici (Nel segno di Artemisia, La natura morta in Italia dal Cinquecento ad oggi), inseriti in cataloghi e volumi d’arte.

 

 

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