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rivista d'arte
Iscritta nel Pubblico Registro della Stampa
del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-089898





RICERCHE

2017

Paesaggio corpo. Al di là della danza e  al di qua della terapia
Di Veronika Aguglia

2016

Marcello Lo Giudice
e il paradigma primordiale dello stato originario 
di Anita Tania Giuga

Il corpo, la parola, lo sguardo
di Monica Tomasetti

Antonio Marchetti. Un ricordo
di Rosita Lappi

2015

Viaggio alla scoperta dei culti legati alla Dea Mediterranea, con Fernanda Facciolli
di Francesca Bianchi

 

Resistere ai sensi unici? Con l'arte si può
di Emanuela Agnoli

The Inside Affair
Alexa Invrea

Incontro con l’ombra
Rosita Lappi conversa con
Mario Martinelli, portatore d’ombra

Liber
Di Roberta Casadei

Luigi Poiaghi. Voci del silenzio
Di Rosita Lappi

Tilde Giani Gallino. Il lato psicologico della fotografia

Ernesto Tuliozi. Il mondo di E.T.
Ritratti stereoscopici

Di Rosita Lappi

 

 

SCHEDE DI LETTURA
Carla Lonzi, Autoritratto
di R. Lappi

RECENSIONI DI MOSTRE
Phopart, photurismo, digital art
di Enrico Casarini


Report... stage
di Eleonora Gessaroli


 
 

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RICERCHE

 

bimba in gioco

Paesaggio corpo. Al di là della danza e  al di qua della terapia
di Veronika Aguglia

DAGLI OCCHI
Stamattina Vera non riesce a smettere di truccarsi. Aggiunge strati su strati di matita nera, sperando di coprire questo suo malessere, di riuscire a cancellare per addizione di kajal, una certa lontananza dal suo corpo che la fa sentire strana. Inceppata.
Intenta in questo lavorìo disinvolto a un certo punto si blocca. Intravede una faccia rivolta allo specchio, ma non vuole soffermarsi e fugge via. Corre in cucina ancora scossa ma è soddisfatta del suo trucco, e prepara la colazione. Latte con tanto Nesquik e biscotti. Mangiare non serve a riempire quel suo vuoto che è intestardito a rimanere lì, dentro di lei, per tutto il giorno.
La visione di un ricordo le fa luce per un attimo. Il tempo di alzare la testa, ma poi, il capo non ce la fa a sostenere l’altezza di quel miraggio e a sfidare  troppo a lungo la gravità . . . .

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eden

Marcello Lo Giudice
e il paradigma primordiale dello stato originario
 
di Anita Tania Giuga

Marcello Lo Giudice è stato definito da Pierre Restany “tellurico”. Un odore di sale e di combustione si leverebbe da tele e pigmenti, se solo potessero effondere dati sensoriali sulla loro essenza intangibile.
Entriamo subito nei segni di Lo Giudice, nel loro rapporto con la realtà e con la citazione letteraria, laddove la sostanza cromatica è considerata dall’artista il mattone primario nella costruzione della sua estetica. Al contrario, la filiazione dai grandi maestri ¾ artistici e non ¾ si dà come concetto guida emozionale, nell’organizzazione dei significati che Lo Giudice attribuisce a tele e sculture. Tele intese come “finestre”, zone di fiato, aperte sull’interiorità immaginifica di Eden disabitati. Il fuoco del discorso qui si sposta, di poco però, sulla conduzione pittorica dell’artista partendo dalla linea analitica del colore blu e delle sue varianti. . . . .

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bimba africana

IL CORPO, LA PAROLA, LO SGUARDO
di Monica Tomasetti

La sorprendente struttura del corpo umano, con le sue incredibili possibilità d’azione, rappresenta uno dei maggiori miracoli dell’esistenza. Ogni fase del movimento, ogni minimo trasferimento di peso, ogni singolo gesto di qualsiasi parte del corpo rivela un aspetto della nostra vita interiore. Il movimento ha una sua qualità che non è il suo aspetto utilitaristico o visibile, ma la sensazione… Si devono FARE i movimenti, così come si devono ascoltare i suoni, per apprezzare pienamente il loro potere e il loro significato. (Rudolf Laban)

È il 1950 quando Rudolf Laban pubblica The Mastery of Movement on the Stage, il testo destinato a diventare il più completo studio del movimento generato dall’impulso interiore, riferimento imprescindibile non solo della moderna danza europea, ma del teatro in genere, della formazione e, in alcuni casi, della terapia. L’esempio con cui avvia la riflessione è ben noto: nel definire lo scopo e l’essenza del movimento Laban cita l’episodio più famoso della Bibbia e della storia dell’umanità, quello di Eva che raccoglie la mela dall’albero della conoscenza con un gesto teso a un fine tangibile e intangibile al contempo. . . .

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ritratto Antonio machetti

Antonio Marchetti.  Un ricordo
di Rosita Lappi

E ve l'ho già detto: niente opere, niente lingua, niente parola, niente spirito, niente.
Niente, se non un bel Pesa-Nervi.
(Antonin Artaud, Al paese dei Tarahumara e altri scritti, Adelphi Milano, 1985)

Antonio Marchetti è stato un prezioso amico e collaboratore di ARACNE. Con la generosità che gli era consueta aveva aderito al progetto editoriale della rivista creando un rubrica di osservazioni e riflessioni dal titolo acuto e preveggente: Kriptonite. Una rubrica che aveva voluto intendere, come si diceva un tempo, di varia umanità o, come indicava Alberto  Savinio alla voce professione nel suo biglietto da visita: di varietà. . . .

Leggi il testo completo
Vai alla rubrica Kriptonite

 

 

donna nuda che si inarca

Viaggio alla scoperta dei culti legati
alla Dea Madre mediterranea
con Fernanda Facciolli


di Francesca Bianchi

Varcando la soglia del Dictynneion, sembra di essere immersi in uno spazio sacro, in cui prendono corpo le forze primordiali della natura, venerate nel mondo preclassico del Mediterraneo.
Con la cortesia e l'ospitalità che la contraddistinguono, la pittrice e docente veneziana Fernanda Facciolli  e suo marito Emmet ci hanno aperto le porte di questo spazio espositivo, sito in Campiello del Sole, a Rialto, permeato dalla presenza di antiche spiritualità femminili, a cui è stata dedicata una lunga appassionata ricerca artistica che ha riguardato in particolare i temi cardine: l'amore, i miti greci e il culto preistorico della Grande Madre mediterranea. . . .

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marchionni bellumore

Resistere ai sensi unici? Con l’arte si può
Monia Marchionni e Luca Bellumore

di Emanuela Agnoli

La parola d’ordine è “disagio”: il forte disagio che oggi accomuna intere generazioni di giovani (ventenni, ma anche trentenni e più) e che deriva da un senso di non appartenenza, di inadeguatezza, e quindi di solitudine.
È di questo sentimento che ci parlano le opere di Luca Bellumore e di Monia Marchionni, esposte e riunite per la prima volta al Palazzo del Ridotto di Cesena: del tentativo di resistere alle imposizioni della vita quotidiana, di non accettarle passivamente, di reagire alle regole impazzite. Ci parlano dello sforzo dei propri coetanei di esistere, nonostante tutto; di esistere pur vedendosi privati delle certezze necessarie ad un vivere sereno. . . .

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Alexa Invrea
The Inside Affair

Alexa Invrea

Del sognare …
Cidrolin si addormenta sulla sua chiatta cullata dalla Senna e al suo posto subentra il Duca D’Auge che prosegue la storia in un altro tempo e percorre a cavallo la distanza tra i due personaggi, fino a quando, alla fine del libro, le epoche si toccano mentre sognato e sognatore s’incontrano… Ma poi, a ben guardare, chi dei due ha sognato per primo? Chi è davvero il sogno dell’altro?


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Mario Martinelli
Incontro con l’ombra

Rosita Lappi conversa con
Mario Martinelli, portatore d’ombra

Attento al principio della casualità irriverente di matrice surrealista, Marcel Duchamp non solo si applicava alla riabilitazione dell’ombra ma intendeva anche fondare una “Società anonima dei portatori d’ombra”.
Se la figura umana è messa a nudo dalla sua ombra, anche, possiamo considerare Mario Martinelli a pieno titolo un portatore d’ombra, rivelatore e moltiplicatore di ombre portate, creature di un nuovo teatro dell’assurdo.
Mario Martinelli distacca l’ombra dal corpo, la rende autonoma, emancipata, finalmente capace di liberarsi dal suo substrato. Il suo lavoro viene da lontano, fa pensare agli studi di fisiognomica di Lavater, laddove il profilo della silhouette rivelava i segni dell’anima, ricorda baratti incauti dove si lascia al diavolo la propria ombra come fa lo Schlemihl di Adalbert von Chamisso, si abbevera alla fonte della letteratura gotica e delle sue creature terrifiche, coglie il tema del doppio e la scissione affettiva che la scoperta dell’inconscio porterà sotto la lente interpretativa della psicoanalisi.
L’ombra è un Doppelgänger dinamicamente produttivo di perturbante vita autonoma.. . .

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Rpberta Casadei

Liber
di Roberta Casadei

Ho cominciato a disegnare a china intorno ai diciott’anni, il soggetto era quasi sempre l’antico Egitto. Per alcuni anni ho firmato le prime mostre: Roberta Amarna. (Tell el Amarna è il nome moderno della scomparsa città egizia fatta costruire dal faraone “del culto del Sole”: Eknhaton.. ma questa è un’altra storia.)
Poi sono passata a lavori completamente astratti e più materici, ma senza cera.
Prima mi mettevo davanti alla tavola su cui lavorare e pensavo a cosa scegliere, a cosa farvi entrare.
Adesso invece parto dal materiale e costruisco o scelgo il supporto adatto.

Ricerco carta e libri vecchi, antichi, consumati, come materiale principale dei miei lavori. Cerco la grana della pagina.
Materia povera, riciclata, sporca: intensa.
I libri, i materiali sono fuori dall’uso corrente, ma non vuotamente presenti nel loro non-impiego. Al contrario, nei frammenti logori delle pagine è concentrato il silenzioso richiamo del tempo passato, di mani che aprono e chiudono, di penne e matite che annotano, di attese sugli scaffali, di polvere, di anni, di passaggi in case, in soffitte, in mercati. Citazioni e parole come immagini simboliche emozionali.
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Luigi Poliaghi

Luigi Poiaghi - Voci del silenzio
di Rosita Lappi

Si dice che una casa amata respiri. Voci di austero silenzio respirano attraverso i muri della casa antica di Luigi Poiaghi a Verucchio, all’unisono con lui.
Il lungo viaggio nella vita e nell’arte di Luigi Poiaghi si è depositato in questi spazi e rivive nelle memorie di un altrove senza tempo. Su quella sedia modellata dal suo corpo, accarezza con lo sguardo la glabra pelle del muro, le escoriazioni e le crepe che il tempo ha disegnato. Giorno dopo giorno in un silenzio secolare, viaggiando nella mappa misteriosa di un orizzonte di pietra, in punta di dita la percorre e vi si immerge; dissolvendosi nella sua trama, la sua presenza si fa via via rarefatta fino all’assenza.
L’arte ha forgiato le forme del suo pensiero ed il suo personale linguaggio.
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Tilde Giani Gallino

Tilde Giani Gallino. Il lato psicologico della fotografia

Tilde Giani Gallino, Professore Ordinario di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Torino e membro della World Photography Collection – Londra, riprende per il titolo di questa mostra, che espone una trentina di opere fra le più recenti, una frase di Nadar (1857). Un omaggio al grande fotografo che è stato forse il primo ad associare psicologia e fotografia. Due forme di conoscenza non così estranee fra loro, secondo l’artista. “Il lato psicologico della fotografia” mette in catalogo cinque differenti dossier fotografici, ognuno accompagnato da un testo scritto dalla stessa Giani Gallino: “Torino metafisica e auto da museo”; “Vetrine riflessive e realismo magico”; “Istantanee. Un clic spazio-temporale-emotivo”; “Psicofoto in bianco e nero” e “Ombre lunghe in rue Joubert”. Fotografie che sono il risultato di una ricerca personale meditata a lungo, tanto che per ogni scatto si potrebbe parlare di “pensiero visivo” o “pensiero fotografico”, una “via regia” per comunicare con gli altri.

Presso la Raffaella De Chirico Arte Contemporanea l’artista terrà due conferenze su tematiche relative alla Fotografia e alla Psicologia martedì 13 dicembre e giovedì 12 gennaio 2012, alle ore 19.00. . . .

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Ernesto Tuliozi

Ernesto Tuliozi. Il mondo di E.T.
Ritratti stereoscopici

di Rosita Lappi


“Persone di cui immagino storie che avrei voluto vivere nei posti che ho attraversato guardandoli come mi sarebbe piaciuto che fossero.”
Nella presentazione delle sue recenti mostre tenutesi a Rimini e a Sassuolo, Ernesto Tuliozi associa la sua ricerca alla stereoscopia, la tecnica fotografica che riprende lo stesso soggetto da due angolazioni leggermente diverse (a imitazione della visione binoculare degli occhi umani) che, guardate attraverso un apposito visore, danno un’illusione di tridimensionalità. “Questo lavoro è fatto di coppie di fotografie: un ritratto abbinato a un ambiente o a un oggetto o a un’azione che raccontano di lui, come locandine di film con il protagonista e un elemento della storia.
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SCHEDE DI LETTURA
Carla Lonzi, Autoritratto (R. L.)

RECENSIONI DI MOSTRE
Phopart, photurismo, digital art
di Enrico Casarini


Report... stage
di Eleonora Gessaroli


 

 

 


 

 


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