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rivista d'arte
Iscritta nel Pubblico Registro della Stampa
del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-089898







FESTINA LENTE

a cura di Annamaria Bernucci

2017

#1 - Dalla parte di Dedalo


 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

RUBRICHE:

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Festina Lente
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AA.VV.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

FESTINA LENTE

a cura di Annamaria Bernucci

Festina Lente
WK. Alexis Diaz, Naturaleza Inconforme (detail) Viavai Project Casarano 2014, courtesy of the artist

Festina lente (Affrettati lentamente) è un motto di origine greca attribuito all'imperatore Augusto dallo scrittore Svetonio (Vita di Augusto, 25, 4). Illumina due concetti divergenti, anzi opposti – velocità e lentezza – che corrispondono ad un agire senza indugi misurato sulla cautela; e che è rappresentato in modo quasi puntuale dall'immagine di questa creatura metamorfica disegnata dal writer Alexis Diaz. Ali di rapace pronte a distendersi per spiccare il volo, testa di tartaruga, un groviglio di arbusti a stringerne il corpo, un ibrido a metà strada tra una poiana o un'aquila che da un immaginario posatoio strategico si alza a raccogliere le correnti ascensionali della vita con lo sguardo riflessivo e potente di una testuggine.
Secondo Herman Hesse il carapace delle tartarughe è come un piviale (il "mantello" che si indossa durante alcune celebrazioni liturgiche) che indica l'inutilità dei piedi. Sono come un simbolo di una vita senza limiti: ed è per questo che Hesse esorta il proprio cuore a seguire le sagge tartarughe.
Ma anche usare le ali diventa indispensabile per accelerazioni, per svoltare, per imprimere nuovi ritmi. Rallentare aiuta a capire il limite che è l'essenza della vita, sebbene proprio il mito di una vita senza limiti condanni a non saperla vivere e ad alzare la posta sempre più in alto. Su questi estremi si pone la messa in gioco dei meccanismi della produzione artistica e dello stesso sistema dell'arte, tra velocità e riflessione, tra esecuzione e diffusione immediata e planetaria grazie al web. E' vero che l'impellenza è spesso cardine artistico dell'ispirazione; furia creativa e velocità dell'azione compositiva fanno parte dell'atto artistico. Ma è anche vero che la ponderatezza misura con il suo passo l'azione del fare. Una dualità tutta da esplorare, nelle infinite sfaccettature dell'opera nel suo compiersi e nei diversi volti dell'artista faber. E' allora che si profila anche la necessità del conservare e tesaurizzare, tra memoria e oblio. Alla ricerca della identità contemporanea.

ANNAMARIA BERNUCCI svolge attività di storica e critica d’arte. Ha pubblicato Le fontane di Rimini, acqua da bere, acqua da vedere (Amir, 1993); Francesco Rosaspina incisor celebre (con P. G. Pasini, Silvana editoriale, 1995), Viaggi in Romagna, doppio sguardo, Bernardino Rosaspina (Clueb, 2005), Estrosamente romantico, Paesaggi e vedute di Romolo Liverani (1809-1872), in Tra realtà e rappresentazione, il paesaggio romagnolo nelle raccolte Piancastelli, Il Mulino, 2016. Ha indagato aspetti dell’arte in Romagna tra Ottocento e Novecento, occupandosi di incisione, disegno e storia urbana; in parallelo segue artisti contemporanei. Responsabile sino al 2012 della Galleria Comunale S. Croce di Cattolica, lavora attualmente ai Musei Comunali di Rimini.

 

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 Festina lente #1

Dalla parte di Dedalo
di Annamaria Bernucci

Bartolomeo Veneto

I miti allignano profondi nella corteccia del tempo, superano la dimenticanza, il confine tra realtà e immaginario.
Come quello di Dedalo, l'inventore, lo scultore, il principe degli architetti e della sua creatura più celebre, il labirinto. Persistenza di una figura simbolica generata e formulata dalla cultura antica che ha radicato un' idea archetipa e universale. Segno iconografico che continua ad ossessionare il mondo delle arti (e dei filosofi e dei semiologi). Ha fatto la sua apparizione nelle cattedrali medievali, esplode nella struttura dei giardini, de-sacralizzato dal clima delle corti, è l'intrico nella letteratura di Borges, è l'angoscia di Stanley Kubrick in Shining, è rovello percorribile nelle metropoli e nelle topografie contemporanee, circuiti illimitati che hanno smarrito il centro.
Dedalo fu acclamato a Cnosso ma era stato cacciato dalla sua città. . . . .

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