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rivista d'arte
Iscritta nel Pubblico Registro della Stampa
del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-089898







Il tempo delle figure.
400 anni di Biblioteca Civica Gambalunga

di Silvia Paccassoni


2019

#1 - Dante in Gambalunga: una storia di collezionismo privato e di mecenatismo cittadino


 


 

 

 

 

 

RUBRICHE:

Il tempo delle figure.
400 anni di Biblioteca Civica Gambalunga

a cura di Silvia Paccassoni

Tapetum Lucidum,
la copertina di ARACNE

di Stefano Tonti

Meraviglie
Storie di illustrazione

di Silvia Paccassoni

La cura dell'Arte / L'arte della cura
di Roberto Boccalon

Intorno all'origine
di Rosita Lappi

Transiti
Autori vari

L'incontro delle Arti
di Claudia Antonella Pastorino

Festina Lente
di Annamaria Bernucci

A volo d'Icaro
di Luca Di Gregorio

Cahiers du Festival
di Angela Catrani

Fotografia di settembre
di Marcello Tosi

Kriptonite
di Maria Virginia Cardi

L'altra Germania
di Tilde Giani Gallino

Nuvole in viaggio
di Emanuela Agnoli

Messa a fuoco
di Remo Ceserani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

Biblioteca Gambalunga

Il tempo delle figure.

400 anni di Biblioteca Civica Gambalunga

a cura di Silvia Paccassoni

La rivista d’arte online ARACNE partecipa ai festeggiamenti per i quattrocento anni della Biblioteca Civica Gambalunga di Rimini (1619 – 2019) dedicando uno spazio ai codici manoscritti, testimonianza di una storia culturale profonda e ampia qual è l’identità dell’istituzione riminese.
La vita della nostra Biblioteca inizia nel 1619 grazie alla volontà di Alessandro Gambalunga (Rimini, 1564 – 1619), uomo colto e ricco, laureato in diritto civile e canonico all’Università di Bologna. A Rimini, amata città natale, il Gambalunga destina il suo patrimonio librario, parte del palazzo cittadino, ancora oggi sede della Biblioteca, e un contributo annuale per l’acquisto di nuovi libri e per lo stipendio del bibliotecario che deve garantire l’apertura quotidiana al pubblico. Alessandro Gambalunga vuole infatti che la biblioteca sia fruibile dalla collettività. Ed è dalla sua originaria destinazione che arriva il primato come prima biblioteca civica pubblica italiana. Nel tempo uomini generosi, capaci di dare forma al bene comune e di prendersene cura, lasciano alla Gambalunga importanti patrimoni librari. Tra questi il cardinale Giuseppe Garampi (Rimini, 1725 - Roma, 1792) è colui che contribuisce in maniera determinante al prestigio del fondo manoscritto.
La storia dei codici incrocia una miriade di vicende culturali e umane. Alcune di queste Aracne decide di narrarle nelle pagine che seguono, senza avere la pretesa di rappresentare in modo esaustivo l’intero patrimonio manoscritto composto da almeno 1400 esemplari.
Il racconto privilegia, per scelta di chi scrive, l’aspetto delle immagini: la costellazione di figure che da quattrocento anni ci protegge.
In questa sede si desidera ringraziare per la generosa, affettuosa e professionale collaborazione il personale della Biblioteca Civica Gambalunga di Rimini. Un’attitudine all’accoglienza che trova conferma nella vita della nostra amata Gambalunga.

Silvia Paccassoni, con una formazione storico–artistica di scuola bolognese, inizia a interessarsi di illustrazione grazie a incontri decisamente speciali e considera l’incontro con quest’arte un dono. Per ARACNE cura la rubrica Meraviglie. Il primo giorno di primavera del 2019 apre uno spazio online dove raccoglie preziose storie di illustrazione, anche per questo lo ha chiamato Dorature.
www.dorature.com
silviapaccassoni@gmail.com


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codice Gradenighiano

 

Il tempo delle figure.
400 anni di Biblioteca Civica Gambalunga #1

Dante in Gambalunga: una storia di collezionismo privato e di mecenatismo cittadino
di Silvia Paccassoni

 

Piccole luminose sfere dorate preannunciano la preziosità del codice gradenighiano: il manoscritto 1162 della Gambalunga contenente la Commedia dantesca. Ritenuto un documento di rara eccellenza per la nobile committenza e per l’apparato iconografico, è progettato alla fine del Trecento da Iacopo Gradenigo.   
                             
I collezionisti del manoscritto.
Gradenigo, detto il Belletto, appartiene all’aristocrazia millenaria veneziana ed esercita la professione politica, rappresentando gli interessi della laguna in numerose città italiane. Nei momenti di pausa dal dovere si dedica alla composizione letteraria e alla trascrizione della Commedia. È, infatti, abitudine della nobiltà del tempo copiare l’opera per la propria famiglia, alimentando in questo modo il culto dantesco.
L’aristocratico veneziano dichiara di essere autore del manoscritto in un sonetto incollato all’interno del piatto anteriore. Inoltre, la prima carta reca traccia dello stemma dei Gradenigo a cui è stato sovrapposto quello dei Sanudo. Dell’originale rimangono due cimieri sormontati rispettivamente da un torso d’uomo e dal grifo coronato, simbolo quest’ultimo della città di Perugia. . . .

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