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rivista d'arte
Iscritta nel Pubblico Registro della Stampa
del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-089898







L'incontro delle Arti

di Claudia Antonella Pastorino

2017 - 2016 - 2015


#14 - A dieci anni dalla scmparsa
Luciano Pavarotti, la lirica da ricordare

#13 - L'ultima opera di Amadeus.
Il Flauto magico, semplicità mozartiana
PARTE PRIMA

#13 - L'ultima opera di Amadeus.
Il Flauto magico, semplicità mozartiana
PARTE SECONDA

#12 - Sansone e Dalila, il classicismo francese
PARTE PRIMA
#12 - Sansone e Dalila, il classicismo francese
PARTE SECONDA

#11 - Il Lago dei cigni,
dal mito al ballo di Ciaikovskij

#10 - Atmosfere d'arcadia perduta
La Sonnambula,
novella pastorale

#9 - Pascoli e Puccini, due poetiche distanti
Il sogno (pascoliano) di un’intesa mancata

PARTE PRIMA
#9 - Pascoli e Puccini, due poetiche distanti
Il sogno (pascoliano) di un’intesa mancata

PARTE SECONDA
#9 - Pascoli e Puccini, due poetiche distanti
Il sogno (pascoliano) di un’intesa mancata

PARTE TERZA

 

#8 - Mefistofele, perfezione sulfurea

#7 - Il Castello del Buonconsiglio e Torre Aquila, la vita feudale nella pittura tardogotica

#6 - Madama Butterfly, la crisi del sogno americano

#5 - Star bene con i libri

#4 - Lo Schiaccianoci, fantasia di Natale

#3 - Tosca, tragedia e campane

#2 - La Bohème in corsa tra due secoli

#1 - Il mondo musicale wagneriano attraverso la visione onirico-rappresentativa delle residenze di Ludwig


 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

RUBRICHE:

Tapetum Lucidum,
la copertina di ARACNE

di Stefano Tonti

La cura dell'Arte / L'arte della cura
di Roberto Boccalon

Festina Lente
di Annamaria Bernucci

A volo d'Icaro
di Luca Di Gregorio

Cahiers du Festival
di Angela Catrani

Fotografia di settembre
di Marcello Tosi

Kriptonite
di Maria Virginia Cardi

Intorno all'origine
di Rosita Lappi

L'altra Germania
di Tilde Giani Gallino

L'incontro delle Arti
di Claudia Antonella Pastorino

Meraviglie
Storie di illustrazione

di Silvia Paccassoni

Messa a fuoco
di Remo Ceserani

Nuvole in viaggio
di Emanuela Agnoli

Transiti
AA.VV.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

L'INCONTRO DELLE ARTI

Rubrica di Claudia Antonella Pastorino

danza delle muse

Il Sapere, il Pensiero, la Storia e la vita stessa sono fatte di collegamenti oltre che di origini e di memorie. Non a caso, le nove Muse erano anche nove sorelle, figlie di Zeus e di Mnemosyne (Μνημοσύνη), la dea della Memoria quale elemento inscindibile dal compito di tramandare e diffondere le Arti che da sempre sostengono la Cultura in ogni suo aspetto. Non esiste dunque prodotto culturale, frutto dell’intelletto e della creatività individuali, che sia privo di relazioni (anche non esplicite o evidenti) con più Arti e discipline nonché d’influenze derivanti dalle stesse, per cui ogni attività in tal senso diviene una mappa intercomunicante fatta di geografie d’Arte e conoscenza.
Così avviene l’incontro ideale tra Musica e Letteratura, o Musica e Teatro, o Musica e Letteratura con le varie arti figurative e via di seguito, spesso in concomitanza coi destini della Storia. Le combinazioni sono tante, s’intersecano e sfuggono a qualsiasi tentativo di classificazione: un percorso di rapporti e simboli che ha illuminato in ogni epoca vite, opere e protagonisti, continuando fino ad oggi a coinvolgerci ed affascinarci.

Claudia Antonella Pastorino, giornalista e musicologa, unisce da sempre la profonda formazione umanistica all’attività di ricerca nel campo della critica storico-letteraria e del teatro d’opera.
Ha pubblicato contributi saggistici per quotidiani e riviste (la storica Scena Illustrata fondata nel 1885 da Pilade Pollazzi, Il Mattino, Il Giornale di Napoli, La Voce del Meridione, Musica,) e vari testi. È inserita tra le voci del Dizionario di Musica Classica edito dalla BUR (Biblioteca Universale Rizzoli). Ha fondato e diretto la rivista Rassegna Musicale Italiana, dedicata interamente ad approfondimenti sul teatro lirico, la sua storia e le sue problematiche.
Collabora, con contributi saggistici, a riviste, uffici stampa, programmi di sala, case editrici.

 

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casa Pavarotti

L’incontro delle Arti #14

A dieci anni dalla scomparsa
Luciano Pavarotti, la lirica da ricordare

In occasione dell’Expo 2015, e inizialmente solo per quel periodo, venne aperta per la prima volta al pubblico l’ultima casa di Luciano Pavarotti alle porte di Modena, in via Stradello Nava 6, la stessa dove poi è morto il 6 settembre del 2007 ed oggi visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 18.
Tra non molto ricorrerà dunque il decennale della scomparsa con un grande spettacolo all’Arena di Verona, non certo il primo omaggio in questi anni in ogni parte del mondo. Spero però, dopo l’ennesimo tributo e tante passerelle, che oggi si possa parlare finalmente di Luciano Pavarotti come artista lirico e basta, in considerazione del fatto che viene ricordato e celebrato più che altro come personaggio-cantante di tutto, ma non (o molto meno) come tenore d’opera, finendo così col relegare la storia delle voci liriche alla carriera dei tre tenori – il periodo delle esibizioni a tre con Placido Domingo . . . .

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mozart

 

 L’incontro delle Arti #13

L’ultima opera di Amadeus
IL FLAUTO MAGICO,
SEMPLICITÀ MOZARTIANA

Parte prima

Non è semplice inquadrare Il Flauto magico come opera fiabesca o fantastica o esoterica o massonica, anche perché si presenta perfettamente calibrata in ognuna di queste sue componenti cui ne andrebbero aggiunte altre: comicità, religiosità, spiritualità, sobrietà, leggiadria, gioco di contrapposizioni e di apparenze ingannevoli, vocalità fortemente espressive per ciascun personaggio, melodie caratterizzanti della magia del flauto di Tamino e del carillon – oltre alla semplice siringa – di Papageno. Lo strano Egitto che fa da sfondo in quanto evocato dal culto d’Iside e Osiride non è quello dei Faraoni, ma si fa Oriente più generico nei simboli, nei costumi, nell’ambientazione; millenni prima ai misteri isiaci, ricordiamolo, si era consacrato Lucio, il celebre protagonista delle Metamorfosi o L’asino d’oro di Apuleio alla fine del romanzo, quando da asino riprende sembianze . . . . . .

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mozart piccolo

 L’incontro delle Arti #13

L’ultima opera di Amadeus
IL FLAUTO MAGICO,

Un’opera fantastico-simbolica

Parte seconda

La gestazione dell’opera avvenne in un periodo non certo tra i migliori attraversati dal musicista che, con l’insediamento alla corte di Vienna di Leopoldo II succeduto al fratello Giuseppe II, perse importanti appoggi massonici in un momento per lui particolarmente delicato: la salute malferma, le crescenti difficoltà finanziarie, l’allontanamento dai teatri imperiali dell’amico e poeta Lorenzo da Ponte e del sovrintendente teatrale conte Francesco Orsini von Rosenberg, tra le poche persone che potevano procurargli ingaggi sicuri. La nuova politica di Giuseppe guardava infatti con sospetto alle logge massoniche – ritenute responsabili di avere fomentato la Rivoluzione francese – e non aveva per la musica lo stesso interesse del predecessore, ma fortunatamente, a marzo del 1791, arrivò per Mozart un’ancora di salvezza inaspettata da parte di un personaggio sui generis, Emanuel Schikaneder, ottimo attore shakespeariano, mentalità moderna e anticonformista nel carattere, nei costumi e nel modo di concepire l’allestimento essendo anche impresario di un piccolo teatro popolare alla periferia di Vienna, il Freihaus Theater, location di spettacoli magico-fiabeschi supportati da macchinari ed effetti scenici che oggi considereremmo speciali. Propose al compositore . . . .

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sansone e dalila di Rubens

 L’incontro delle Arti #12

Un’opera charmant
SANSONE E DALILA,
IL CLASSICISMO FRANCESE

Parte  prima

Il nome di Camille Saint-Saëns è ricordato soprattutto per la vasta produzione non operistica: sinfonie, composizioni per orchestra nonché per singoli strumenti e orchestra, insomma per il genere verso cui si sentiva maggiormente portato e in cui molto si prodigò a livello di diffusione ed esecuzione. Scrisse anche un bel po’ di opere liriche rimaste di fatto ignote, se si esclude il Samson et Dalila per fortuna ancor oggi in repertorio ma dal potere di far arricciare un po’ il naso a buona parte di critici e appassionati, avvezzi – se devono proprio allungare l’occhio e l’orecchio alla Francia –
ad altri generi di presa più popolare: il grand-opéra, l’opéra-comique, l’opéra-lyrique. Vale a dire l’epoca in cui troneggiavano mostri sacri come Auber, Meyerbeer, Adam, Halévy, Berlioz, Bizet, Gounod, Thomas, Massenet, Lalo, Delibes e la loro fitta messe di opere quasi impossibile da menzionare per intero, anche in virtù del fatto che perfino le non sopravvissute imperversavano all’epoca con enorme successo europeo e nessun cantante che si reputasse degno di tal nome poteva eluderle. Pensiamo a Fra Diavolo . . . .

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GIROLAMO ROMANINO

 L’incontro delle Arti #12

Un’opera charmant
SANSONE E DALILA,
IL CLASSICISMO FRANCESE

Parte  seconda

Chi ha la pretesa di gingillarsi con la serie di couplets, refrains, roulades e tutti i cristalli multicolori che sfavillano nelle opere francesi maggiormente rappresentate, farebbe meglio a lasciar perdere il Samson et Dalila poiché ne rimarrebbe deluso, ma bisogna aggiungere il doveroso particolare che, in caso si rinuncia, si è persa l’opportunità di conoscere un capolavoro. La prima ragione sta nel trovarsi al cospetto di un qualcosa di sostanzialmente diverso dall’azione della scuola francese svoltasi fino a quel punto.
Il compositore svincola l’ars creativa della madrepatria dal grand-opèra, cercando di contrapporre un discorso più autonomo volto soprattutto alla ricerca armonica, al continuo spostamento ritmico, alla sorveglianza espressiva, alla capacità di assegnare al discorso orchestrale una sua purezza di fondo, come se stesse tra il sinfonismo e l’esigenza di aderire al discorso scenico-drammatico, per cui anche la scrittura vocale ne risulta vincente per via della padronanza di ogni tecnica e forma strumentale sperimentata dall’autore in tutti i generi musicali. . . .

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leda e il cigno

L’incontro delle Arti #11

Fiaba e Musica
Il Lago dei cigni,
dal mito al ballo di Ciaikovskij

I due animali alati più celebrati dal romanticismo letterario-musicale restano, senza dubbio, la rondine e il cigno, ma il secondo, più della prima, ha evocato ed evoca tuttora miti ancestrali. La rondine è di solito accostata a canzoni melodiche del passato malinconicamente richiamanti nostalgia, partenza, abbandono,  solitudine (Non ti scordar di me, Rondine al nido), ma è anche il titolo di una delle opere minori di Puccini (La Rondine, 1917) o, come tante specie animali, viene raccontata in alcune fiabe (ad esempio ne Il Principe Felice di Oscar Wilde, dove un rondinotto si sacrifica per amore del protagonista). In altri casi esprime un certo parallelismo poetico-tragico, soprattutto nel Pascoli, il quale era solito equiparare la condizione degli uccelli a quella dell’orfano fino a identificare l’immagine-vittima della rondine uccisa in volo (X agosto) col padre Ruggero, assassinato sul calesse della cavalla storna mentre rientrava a casa. . . . .

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Bellini

L’incontro delle Arti #10

Atmosfere d’arcadia perduta
La Sonnambula, novella pastorale

Nove opere all’attivo, pochissime rispetto al periodo e alla consuetudine, e se ne ricordano a tutt’oggi solo tre in particolare: La Sonnambula, Norma (1831 entrambe) e I Puritani (1835).
Mentre Rossini rimaneva il nume incontrastato in Italia e in Francia, mentre Donizetti produceva a raffica opere borghesi o storico-gentilizie passando con disinvoltura dalla commedia al dramma, mentre il giovane Verdi era in cerca di un suo teatro, Vincenzo Bellini (1801-1835) prima de La Sonnambula non aveva ancora affermato una sua coerenza stilistica con un’opera veramente unitaria che rivelasse fedelmente la propria natura compositiva. Gli mancava quella dimensione personale che cercò di ritagliarsi quasi subito rispetto all’eredità rossiniana e ai limiti dei pezzi chiusi, resi internamente più distesi soprattutto dal punto di vista vocale . . . .

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Pascoli e il cane

L’incontro delle Arti #9

Pascoli e Puccini, due poetiche distanti
Il sogno (pascoliano) di un’intesa mancata

Parte  prima

Tra il 1898 e il 1902 Giovanni Pascoli (1855-1912) era assillato dal desiderio di scrivere per il teatro d’opera, voleva dare una svolta alla situazione musicale del suo tempo, confermandone l’intenzione ad Angiolo Orvieto(1869-1967)(1) , il 26 marzo 1897: «Io mi sono ficcato in testa di sollevare il dramma musicale nella sua parte letteraria alle altezze in cui si trova in altri paesi». E gli chiese di sondare il terreno con Giacomo Puccini (1858-1924) per una possibile intesa; Orvieto contattò il musicista torinese Carlo Cordara (1866-1930) e questi il Maestro, il quale, preso dal nuovo progetto di Tosca, fece sapere che soltanto in seguito avrebbe potuto prendere il discorso in considerazione.
Nel 1901, il 16 gennaio, confidava ad Emma Corcos, la famosa “gentile Ignota” . . . .

(1) Primo direttore della rivista “Il Marzocco”, famosa rivista letteraria italiana.

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Pascoli e Puccini

L’incontro delle Arti #9

Pascoli e Puccini, due poetiche distanti
Il sogno (pascoliano) di un’intesa mancata

Parte  seconda

Giacomo Puccini si recò a Castelvecchio il 14 settembre del 1908 insieme a Guelfo Civinini (1873-1954) e Alfredo Caselli, che ne fu informato dal Maestro sabato 12: “Lunedì si va a Castelvecchio a far visita al Pascoli. Tu devi venir con noi, passiamo a prenderti verso le 10,30 o le 11. Trovati a bottega: partiamo subito e colazioneremo in viaggio. Dovresti mandare un espresso al Pascoli, avvisandolo o meglio telegrafargli”. Dalla cronaca del Civinini sul Corriere(1) apprendiamo che Puccini non dominò la scena, anzi non solo non parlò molto ma lo fece solo due volte: la prima per osservare che Torre del Lago era migliore di Castelvecchio, per il paesaggio più vario e perché “c’è più da fare”; la seconda per smentire che dall’altana si vedesse uno dei monti più suggestivi delle Apuane, l’Uomo Morto, in quanto lo vedeva lui da Torre del Lago. Di che si trattava? . . . .

(1) Con il titolo “La casa di Giovanni Pascoli” ne farà dieci giorni dopo una cronaca per il Corriere della Sera del 24 settembre. 

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Pascli e le sorelle

L’incontro delle Arti #9

Pascoli e Puccini, due poetiche distanti
Il sogno (pascoliano) di un’intesa mancata

Parte  terza
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Durante gli anni di Livorno, dove il 31 ottobre dell’87 venne trasferito per insegnare latino e greco al liceo Niccolini, Pascoli s’invaghì della sedicenne Lia Bianchi, figlia del compositore Emilio e anch’ella dedita alla musica e al canto con cui allietava le serate in casa di una famiglia presso cui Giovannino si recava a dare ripetizioni di greco. Inutile dire che Mariù, come una moglie gelosa che in questo genere di cose ha ben drizzate le antenne, non vide di buon occhio questa possibilità di rischio per il ‘nido’ di cui solo lei doveva essere protagonista anziché una cognata, e insieme ad Ida si diede a indagare sull’improvvisa cura nel vestire del fratello. Lui minimizzò e le tranquillizzò, non osò contrariarle e ammettere la sua umana debolezza, spinta a tal punto da indurlo ad ordinare una fedina d’oro presso un orefice di Firenze . . . .

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bozzetto per Mefistofele

L’incontro delle Arti #8

Al diavolo non piace la musica
Mefistofele, perfezione sulfurea

Per capire Boito e il Mefistofele

“Ė difficile poter dire se Boito darà all’arte dei capolavori! Ha molto talento, aspira all’originalità, ma riesce piuttosto vano. Manca di spontaneità e gli manca la melodia”, dirà Verdi su Boito, il letterato padovano che per il gran Vecchio scriverà il testo dell'Inno delle Nazioni (1862), rivedrà il libretto del Simon Boccanegra (scritto da Francesco Maria Piave) per la seconda versione del 1881, firmerà i libretti di Otello (1887) e Falstaff (1893). In realtà Arrigo Boito (1842-1918), poeta e musicista tra i massimi esponenti della Scapigliatura milanese, storico amante di Eleonora Duse dal 1887 al 1898 prima del D’Annunzio, la melodia ce l’aveva eccome, e sapeva pure come e quando ricavarla, come e dove inserirla; in lui andava solo saputa cercare e riconoscere su quei percorsi musicali un po’ astrusi inseguiti con foga al di là di ogni influenza d’oltralpe – soprattutto Wagner, ma anche Beethoven, Schumann, Gluck, Mendelssohn . . . .

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castello del buonconsiglio

L'incontro delle Arti #7

La Trento nobile dei principi-vescovi
Il Castello del Buonconsiglio e Torre Aquila, la vita feudale nella pittura tardogotica

Per Trento, città idealmente unita a Trieste per l’azione irredentista di ricongiungimento all’Italia durante la Grande Guerra contro l’Austria, il massimo splendore risale al XVI secolo, sotto il governo del principato vescovile che ne incentivò in modo eccellente lo sviluppo urbanistico e culturale. Già Tridentumromana, lo splendidum municipium (secondo una felice espressione dell’imperatore Claudio nel 46 a. C.) fu fondato verso la metà del I secolo a. C., venuto alla luce durante i lavori di restauro e ampliamento del Teatro Sociale eseguiti dal 1990 al 2000, e oggi visitabile a livello sotterraneo percorrendo un’area archeologica molto estesa; un moderno allestimento ricostruisce, in assoluta sicurezza, un percorso nel sottosuolo di 1700 mq che si
snoda tra spazi pubblici e privati, edifici, strade, mura ed altri elementi architettonico-urbanistici che costituivano la realtà quotidiana dell’antica Tridentum.

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butterfly aspetta pinkerton

L'incontro delle Arti #6

L’ultimo teatro di Puccini
Madama Butterfly, la crisi del sogno americano

La Madama Butterfly non ha mezze misure in quanto a impatto sullo spettatore: o piace o non piace e, nell’uno o nell’altro dei casi, è per sempre. Forse scenicamente ha dei limiti, essendo tutti gli atti incentrati e concentrati sulla protagonista, Cio-Cio-San alias Butterfly, ma Puccini voleva esattamente questo, che fosse lei a risaltare pur nella staticità dell’azione, trascinandosi dall’inizio alla fine le fila di una tragedia annunciata fin dai preliminari delle nozze-burla con quel diavolo d’un Pinkerton. Madama Butterfly è anche un punto d’arrivo del teatro pucciniano, si aprirà da qui la strada verso la sensibilità dell’Impressionismo, come si avvertirà in modo più evidente nelle opere successive. . . .

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lettrice

L'incontro delle Arti #5

Farmaci di carta (veri e presunti)
Star bene con i libri

Più che di potere curativo in senso stretto, sarebbe più esatto parlare di potere positivo, cosa che la lettura ha sempre fatto agendo sulla mente e sullo spirito, oltre che sui mezzi di espressione e di apprendimento di chi legge, se cioè si legge sul serio e con buona continuità nel corso della vita.
I libri, se ben fatti e ben scritti, hanno sempre fatto bene alla salute dell’umanità e della civiltà, in ogni epoca, in ogni circostanza, senza alcun limite, ma solo in tempi recenti pare si sia tentato un accostamento terapeutico vero e proprio in base ai malanni o malesseri cui la vita – ma anche una giornata difficile - prima o poi ci sottopone. Allergie, fobie, manie, afflizioni di corpo-anima-mente . . . .

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valzer dei fiorri Lo Schiaccianoci

L'incontro delle Arti #4

Una fiaba musicale senza tempo
Lo Schiaccianoci, fantasia di Natale

Non esistono festività di Natale senza Lo Schiaccianoci, il balletto fantastico in due atti e tre scene di Pëtr Il'ič Čajkovskij, un classico di questo periodo per il soggetto, l’ambientazione nevosa, gli addobbi, i costumi, l’evocazione dei sogni infantili, la fantasia delle danze ispirate a giocattoli e dolci. Grandi palcoscenici a parte, non c’è teatro e cinema-teatro che si lasci dietro il periodo natalizio senza averlo rappresentato, anche se il più delle volte in allestimenti alla buona importati da qualche parte del mondo, minori o di second’ordine, a guisa d’intrattenimento per grandi e piccini . . . .

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locandina Tosca

L'incontro delle Arti #3

Sardou e Puccini
Tosca, tragedia e campane 

Da La Tosca, dramma storico in cinque atti del parigino Victorien Sardou (1831-1908), i librettisti pucciniani Giuseppe Giacosa e Luigi Illica ricavarono innanzitutto un titolo più snello, semplicemente Tosca: mai come in questo caso un libretto d’opera, genere pseudo-letterario sempre sottovalutato per non dire snobbato, eguagliava degnamente la sua fonte generando una situazione teatrale perfetta dall’inizio alla fine.
Rappresentato per la prima volta il 24 novembre 1887 al Théatre de la Porte-Saint-Martin di Parigi, il lavoro di Sardou fu portato al trionfo da una primadonna del teatro francese, Sarah Bernhardt, già protagonista di successo . . . .

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copertina libro

L'incontro delle Arti #2

Murger, una modesta fonte letteraria
La Bohème in corsa tra due secoli

La Bohème (1896) non fu un travaglio impossibile né per Puccini né per i suoi librettisti Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, il contrario di ciò che avvenne per la Manon Lescaut (1893) e come accadrà per Tosca (1900) e Madama Butterfly (1904).
Il compositore era distratto da mille cose: la moda, la caccia, la bicicletta, le chiacchiere epistolari con amici e parenti, l’idea di accordarsi con Giovanni Verga – personaggio alquanto difficile – per musicare La Lupa, progetto poi naufragato.
Solo tempo dopo, tra periodi di abulia e di daffare dietro i soliti diversivi, si deciderà a occuparsene più seriamente, a partire dall’estate del ’95, convinto di dover finalmente «liricizzare un po’ tutti questi spezzatini» (a Giulio Ricordi). Non è chiaro come fosse arrivato al libro di Murger, forse . . . .

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Ludwig di Baviera

L'incontro delle Arti #1

Un rapporto che cambiò un Regno
Il mondo musicale wagneriano attraverso la visione
onirico-rappresentativa delle residenze di Ludwig 


Le Premesse, il Miracolo, il Progetto comune. 

L’idealizzazione dell’opera di Richard Wagner (Lipsia, 22.5.1813 – Venezia, 13.2.1883), del quale Ludwig II di Baviera (Castello di Nymphenburg, Monaco di Baviera, 25.8.1845 – Lago di Starnberg, 13.6.1886) fu benefattore convinto e appassionato, non fu un fatto a sé stante, legato semplicemente a una questione di gusto musicale, ma ebbe proporzioni e significati talmente vasti e complessi da dominare la vita stessa del sovrano, oltre che buona parte dei suoi ventidue anni di regno. Wagner confidava nella buona sorte che lo onorasse di un generoso finanziatore in adorazione della sua Arte, affinché vi si consacrasse e la sostenesse senza battere ciglio; Ludwig anelava a farsi pioniere-eroe di quell’Arte che lo rappresentava e ne incarnava gli ideali, la grandezza mitologica, il suo ruolo-guida di sovrano romantico, il cui potere derivava direttamente da Dio: entrambi sentivano il bisogno di incontrarsi senza ancora conoscersi, senza neppure immaginare come questo sarebbe stato un giorno possibile.   Quel che accadde perciò nell’aprile del 1864 a un musicista disperato, squattrinato e inseguito dai creditori, . . . .      

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