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rivista d'arte
Iscritta nel Pubblico Registro della Stampa
del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-089898







MERAVIGLIE

 


2019

#5 - Io sono fatta di poesia e pazienza. BRUNETTA MATELDI MORETTI
artista del Novecento

#4 - KAY NIELSEN, la stella polare dell'illustrazione. Per un'arte senza confini

2018

#3 - JESSIE WILCOX SMITH da Filadelfia
Una storia di arte e di amicizia

#2 - KATE GREENAWAY, un’illustratrice da collezione

 

2017

#1 - Sogni di carta, dalle miniature persiane alle copertine newyorkesi.
ERTE' DA SAN PIETROBURGO

 


 


 

 

 

 

 

RUBRICHE:

Tapetum Lucidum,
la copertina di ARACNE

di Stefano Tonti

Meraviglie
Storie di illustrazione

di Silvia Paccassoni

La cura dell'Arte / L'arte della cura
di Roberto Boccalon

Festina Lente
di Annamaria Bernucci

A volo d'Icaro
di Luca Di Gregorio

Cahiers du Festival
di Angela Catrani

Fotografia di settembre
di Marcello Tosi

Kriptonite
di Maria Virginia Cardi

Intorno all'origine
di Rosita Lappi

L'altra Germania
di Tilde Giani Gallino

L'incontro delle Arti
di Claudia Antonella Pastorino

Messa a fuoco
di Remo Ceserani

Nuvole in viaggio
di Emanuela Agnoli

Transiti
AA.VV.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

MERAVIGLIE
Storie di illustrazione

di Silvia Paccassoni

meraviglie

“Meraviglie. Storie di illustrazione” ha il desiderio di restituire storie di vita legate all’antico mestiere dell’illustrare, con un’attitudine allo stupore. Brevi ritratti in cui si intrecciano vicende e creazioni, spazi di contaminazione e sguardi di profondità.
L’illustrazione ha in sé l’idea della narrazione e della condivisione, si diffonde in multipli, si concepisce per un pubblico con cui cerca di dialogare, che vuole far sognare, a volte provocare o condurre alla riflessione. E così l’illustrazione si dichiara sempre, e non mente. È autentica nella sua creatività, nella sua funzione, e nella sua infinita capacità di cambiamento.
Affacciandosi sul mondo dei narratori visivi, ci si accorge che l’arte degli illustratori - di moda, di libri, di riviste o di pubblicità – ha a che fare con la vita, e il suo incanto. È quel raggio luminoso che porta dentro il nome.

Silvia Paccassoni, con una formazione storico–artistica di scuola bolognese, inizia a interessarsi di illustrazione nel 1997 grazie a incontri decisamente speciali. E dopo avere fatto un po’ di cose - la docente di Storia dell’Arte, la giornalista culturale, la preside di un Liceo, l’appassionata di didattica innovativa – decide di “mettere i lustri” alla sua vita. Così studia, ricerca, scrive, si meraviglia, e soprattutto coltiva la speranza e la bellezza, insieme alle peonie del suo giardino. 
silviapaccassoni@gmail.com
https://www.dorature.com/

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Brunetta donna con fiori

Meraviglie #5

Io sono fatta di poesia e pazienza
Brunetta Mateldi Moretti
artista del Novecento

      
di Silvia Paccassoni

 

Come si impara a disegnare? Da bambini si impara subito, è come se dal bambino uscisse una coscienza del “voler riconoscere le cose”. Poi passa, è una delle tante curiosità, ma c’è il bambino che va oltre e che si lascia attrarre dalle forme più clamorose: dalla bellezza di tutte le cose che confluiscono poi per conchiudersi in una passione unica. Disegnare vuol dire avere il coraggio di cimentarsi in una delle cose più difficili che esistano, sì, perché a disegnare non si impara mai: si disegna per la vita è come un matrimonio, non un concubinaggio, si disegna o si dipinge per sviscerare, impadronirsi di altre vite, per bersi gli occhi, i nasi, le bocche, le braccia, i piedi e tutto il resto di tanta gente, delle persone belle, brutte, buone o cattive, di impadronirsi dei paesaggi, del mare, del cielo.
Ma è sempre un mistero non sai mai quando sia l’ora giusta per disegnare, per disegnare “giusto”, con la vena – che è quella, che viene dal mistero. . . .

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Kay Nielsen

Meraviglie #4

Kay Nielsen, la stella polare dell’illustrazione.
Per un’arte senza confini

di Silvia Paccassoni

 

Un annuncio di magia
È un’arte da sogno, infinita, sorprendente e indimenticabile.
È un’arte che abita spazi irreali, i cieli raccolgono punte di stelle e colonne di legno.
Le figure si allungano sinuose sulla pagina e si fanno presenze preziose di un annuncio. Lo sguardo si volge a oriente, verso il blu oltremare e l’oro di corone e armature.
Kay Nielsen è uno dei maggiori protagonisti dell’illustrazione novecentesca. Educato all’arte senza confini, dall’estremo Oriente all’Europa fino agli Stati Uniti, cresce nei teatri di Copenaghen, città in cui nasce nel 1886. Suo padre è il direttore del Teatro Dagmar, sua madre è la prima attrice del Teatro Reale Danese. Dopo avere ricevuto un’educazione privata, nel 1904 viene mandato a Parigi per formarsi all’Académie Julian con il maestro Jean-Paul Laurens (1832-1921), quindi frequenta l’Académie Colarossi
e studia con il pittore e illustratore norvegese . . . .

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a child di Jessie Wilchox Smith

Meraviglie #3

Jessie Wilcox Smith da Filadelfia
Una storia di arte e di amicizia

di Silvia Paccassoni

L’arte è una scelta per Jessie Willcox Smith, una scelta concreta, progettata e costruita, che si afferma in un contesto culturale progressista com’è Filadelfia in quei decenni.
Jessie Willcox Smith è l’illustratrice americana (Filadelfia, 1863 – 1935) che rompe gli argini nel mondo dell’editoria riservata agli uomini, illustrando più di 60 libri e producendo oltre 450 illustrazioni per periodici, calendari e stampe, in un arco di tempo compreso tra il 1888 e il 1932.
Se non ci sono presagi artistici durante l’infanzia, come lei racconta, la vita che inizia all’età di ventun anni con l’iscrizione alla School of Design for Women diventa una storia di arte, di solidarietà e di amicizia, diventa l’esperienza di una delle più importanti illustratrici americane e delle sue compagne di viaggio, le “Red Rose Girls”. . . .

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bimbe che saltano

Meraviglie #2

Kate Greenaway, un’illustratrice da collezione

di Silvia Paccassoni
                                        

Kate Greenaway (1846 – 1901) è una donna londinese che in piena età vittoriana vive del proprio lavoro di illustratrice, consapevole del mercato editoriale, in grado di separare impegno professionale e sperimentazione artistica.
Lo testimoniano la ricchezza delle commissioni, le ristampe e le traduzioni, il collezionismo attorno alle sue opere e le numerose imitazioni. Eppure, quando si legge di lei, sembra contare di più la relazione con lo scrittore e critico d’arte John Ruskin (1819-1900). La loro lunga corrispondenza, circa millecinquecento lettere, interviene nel racconto del percorso della Greenaway come un sottotitolo alla sua carriera artistica.
Il ruolo di Ruskin rappresenta sicuramente un nucleo narrativo importante nella storia dell’illustratrice, ma non ne determina l’unicità dell’esperienza, dovuta all’indiscusso talento e alla determinazione.
Kate Greenaway inizia a lavorare ancora giovane, sotto la guida del padre illustratore e incisore, cresce come designer di biglietti d’auguri e calendari nella fabbrica di Marcus Ward, intanto illustra opere in bianco e nero per bambini. Nel 1868 espone per la prima volta sei disegni alla Galleria Dudley di Londra. . . . .

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Sherazade di ERTE

Meraviglie #1

Sogni di carta, dalle miniature persiane alle copertine newyorkesi.
Erté da San Pietroburgo

di Silvia Paccassoni

 

A ventitré anni firma la sua prima copertina per il magazine americano Harper’s Bazaar.
È il 1° gennaio del 1915, Erté è già illustratore di moda, scenografo e costumista per i teatri francesi. Solo da tre anni è a Parigi, arrivato da San Pietroburgo con il desiderio di studiare arte, nonostante il progetto del padre di una carriera nella marina zarista.
L’aristocratico russo Roman de Tirtoff sceglie di firmarsi Erté, dalla pronuncia francese delle lettere iniziali del suo nome, e diventa essenzialmente parigino.
Dopo tre mesi all’Académie Julian, nel 1912, interrompe gli studi e porta i suoi disegni nel più famoso atelier di Rue de Faubourg Saint-Honoré alla ricerca di un impiego. Lì risiede il sultano della moda, Paul Poiret.
Tanto che lo stesso couturier gli assegna il compito di disegnare i costumi dell’opera “Le Minaret” di Jacques Richepin per il Teatro del Rinascimento.
La ballerina da vestire è l’affascinante Mata Hari. Gli abiti creati per l’opera, gonne a pantaloni e ampie tuniche, influenzano la moda parigina del 1913 ed Erté diventa famoso nel mondo del teatro. . . . .

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