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rivista d'arte
Iscritta nel Pubblico Registro della Stampa
del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-089898





Messa a fuoco

2012 / 2013 / 2014 / 2015 / 2016


- Han #55
- Sit-in #54
- Muti come pesci? #53
- Barbe #52
- Robinsonaden #51
- Crocefissioni #50
- La tana del coniglio #49
- Intolleranza #48
- Elogio dell'eclettismo #47
- Battibecchi #46
- L'anima delle cose #45
- Le parole e i sentimenti #44
- Aeroporto #43
- La rivoluzione dei calzini multicolori #42
- La tomba del migrante ignoto #41
- Intimità #40
- Tra scogli e mare aperto #39
- La doccia fredda #38
- Tra il mito e la fiaba #37
- Chi gufa? #36
- Il pittore del sabato sera #35
- Gossip #34
- La volpe e l'istrice #33
- Le metafore della storia #32
- Grilli #31
- Cespugli #29
- Anniversari #28
- Competenze #27
- Nodi #26
- Perseo #25
- Il bivio #24
- Superstizione #23
- L'angelo custode #22
- Nuvole #21
- La bella vita #20
- Prelievo non disponibile #19
- Felicità e divertimento #18
- Gli oroscopi #17
- I salotti del romanzo di famiglia #16
- Proverbi #15
- Resurrezione #14
- Anima #13
- La mossa del cavallo #12
- Scrittura #11
- Statistiche #10
- Scarpe #9
- Razza #8
- I baffi #7
- Psicologia evolutiva #6
- Self-portrait #5
- Il bagno rivelatore #4
- Paesaggio #3
- Lontananze #2
- L'infinito #1

RUBRICHE:

Tapetum Lucidum,
la copertina di ARACNE

di Stefano Tonti

La cura dell'Arte / L'arte della cura
di Roberto Boccalon

Festina Lente
di Annamaria Bernucci

A volo d'Icaro
di Luca Di Gregorio

Cahiers du Festival
di Angela Catrani

Fotografia di settembre
di Marcello Tosi

Kriptonite
di Maria Virginia Cardi

Intorno all'origine
di Rosita Lappi

L'altra Germania
di Tilde Giani Gallino

L'incontro delle Arti
di Claudia Antonella Pastorino

Meraviglie
Storie di illustrazione

di Silvia Paccassoni

Messa a fuoco
di Remo Ceserani

Nuvole in viaggio
di Emanuela Agnoli

Transiti
AA.VV.

 

 

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Rubrica di Remo Ceserani

ritratto Prof. Ceserani

Remo Ceserani è stato docente di letterature comparate nelle Università di tutto il mondo. Docente all’Università di Bologna, oggi è visiting professor all’Università di Stanford. Autore del manuale di letteratura “Il materiale e l’immaginario” con Lidia de Federicis (1979/96), è stato curatore del “Dizionario dei temi letterari”, con Mario Domenichelli e Pino Fasano (2006/7) e di “Nebbia”, con Umberto Eco. Ha pubblicato, tra gli altri, “Il romanzo sui pattini” (1990); “Raccontare la letteratura (1990); “Il fantastico” (1996); “Raccontare il postmoderno” (1997); “Lo straniero” (1998); Guida allo studio della letteratura” (1999); “Treni di carta. L’immaginario in ferrovia: l’irruzione del treno nella letteratura moderna” (2002); “Convergenze. Gli strumenti letterari ed altre discipline” (2010); “L’occhio della Medusa. Fotografia e letteratura” (2011).

 

 

Messa a fuoco #55

Han

A suo tempo Antonio Tabucchi ha cercato di spiegarmi il significato di una parola e di un concetto culturale tipicamente portoghese, considerato intraducibile nelle altre lingue: quello di saudade. Non so se sono riuscito a capirlo sino in fondo. Forse, più che con la malinconia, quel sentimento ha a che fare con uno stato di inquietudine, quello di sentirsi l’oggetto del desiderio di uno Stato vicino potente e sopraffattore come la Spagna: lo stato di inquietudine che Tabucchi stesso, spiegandolo agli alunni di una classe di liceo portati a Lisbona dalla professoressa Maria Cristina Mannocchi (La trama dell’invisibile, Roma, Ensemble, 2016, p. 31), ha messo in rapporto con la decisione dei portoghesi di buttarsi sul mare, decisione presa «per necessità, perché [il Portogallo] è geograficamente piccolo con alle spalle grandi potenze che incombono su di lui». . . . .

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Messa a fuoco #54

Sit-in

In un saggio interessante sull’«Infinito» di Leopardi, che si legge nella raccolta Lectura leopardiana, a cura di Armando Maglione (Venezia, Marsilio, 2003, pp. 229-43), Elio Gioanola ha attirato l’attenzione su un dettaglio di quella famosa poesia, di solito trascurato dai pur numerosissimi intepreti e commentatori: quello che affianca al verbo «mirando» l’altro verbo «sedendo». Egli ha ricordato che in numerose occasioni, nello Zibaldone e nell’epistolario, Leopardi ha spesso rappresentato se stesso e il proprio io lirico in posizione seduta o supina, per esempio: «Talor m’assido in solitaria parte» (nella Vita solitaria); «Sovente in queste rive, / che, desolate, a bruno / veste il flutto indurato, e par che ondeggi, / seggo la notte» (nella Ginestra, dove compare anche il colore nero della malinconia); «Se in questo momento impazzissi, io credo che la mia pazzia sarebbe di seder sempre cogli occhi attoniti, colla bocca aperta, con le mani tra le . . . .

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Messa a fuoco #53
Muti come pesci?

Per secoli e millenni l’homo sapiens (poco sapiens) ha depredato i mari e gli oceani, catturando i pesci con varie e astute invenzioni e mangiandoseli tranquillo e poi, con la solita imprecisione e supponenza delle espressioni proverbiali, applicando comportamenti, più o meno immaginari, alle proprie situazioni di vita: «essere sano come un pesce», «non saper che pesci pigliare», «sentirsi un pesce fuor d’acqua», «fare il pesce in barile», «buttarsi a pesce su qualcosa», «il pesce grosso mangia quello piccolo», «chi dorme non piglia pesci» e via dicendo.
Poi, nonostante la capacità di osservazione attribuita da secoli al paziente homo piscator, egli si è convinto che i pesci non hanno capacità di comunicare tra loro . . . .

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Messa a fuoco #52

Barbe

È stato il barbutissimo Darwin che, per primo, dopo secoli di mode, teorie e discussioni, ha affrontato in modo scientifico l’origine dei peli sul viso negli esseri umani di sesso maschile e la ragione della loro assenza in quelli di sesso femminile. Egli spiegò il problema ricorrendo alle sue conoscenze dei comportamenti animali, soprattutto alle vicende che vedono i maschi rivaleggiare per conquistare sessualmente le femmine (penne colorate e altre decorazioni del corpo). Egli quindi assegnò la barba dei maschi umani alla categoria degli «ornamenti». Gli uomini, secondo lui, hanno la barba perché tale ornamento piaceva alle nostre antenate femmine; se poi risulta, per esempio, che gli indiani d’America avevano molte difficoltà e reticenze a farsi crescere la barba, bisogna pensare che, in certe zone . . . .

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Messa a fuoco #51
Robinsonaden

A questa rubrica, il mese scorso, è accaduto qualcosa di enigmatico (se non di enigmistico). Un vermetto, o un viruletto, è entrato nel file e si è mangiato gran parte delle parole, lasciando solo le immagini e alcune frasi sconnesse, che i miei cinque lettori possono avere interpretato come sfide a risolvere degli improbabili indovinelli simili a quelli che si trovano nella «Pagina della Sfinge» della Settimana enigmistica.
Che siano stati i redattori del fortunato settimanale, con in testa Alessandro Bartezzaghi (alias Zanzara), forse resi un po’ nervosi dall’arrivo di due nuovi concorrenti, come L’eredità di Giorgio Rivieccio, periodico ufficiale della trasmissione di RAIuno condotta da Fabrizio Frizzi (che la spinge fortemente ogni sera), o come EngimisticaPiù dell’aggressivo editore Cairo? Forse . . .

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Messa a fuoco #50

Crocefissioni

Alla domanda che un ragazzino israeliano fece vedendo per la prima volta in un museo italiano un dipinto della crocefissione: «ma chi è stato?», non è facile rispondere. Se
gli capitasse di vedere qualche miniatura dei primi secoli (per esempio questa risalente al sesto secolo d. C., del cosiddetto Vangelo Siriaco, opera del monaco Rabbula per il monastero di San Giovanni a Zakba; oggi alla Laurenziana di Firenze) vedrebbe un Gesù in croce vivo e con barba, vestito con una tunica romana (il colobio), con a destra le pie donne e al lato opposto Maria e Giovanni; al centro alcuni soldati romani che giocano a sorte la tunica di Gesù, mentre Longino gli conficca una lancia nel costato e un altro soldato allunga la canna d’issopo imbevuta d’aceto. I responsabili sono dunque i soldati romani; cosa che è storicamente probabile, perché erano i romani che praticavano la crocefissione contro . . . .

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Messa a fuoco #49

La tana del coniglio

Stando ai sondaggi d’opinione, un buon numero di Americani, circa una metà della popolazione, sono convinti che il loro governo tenga nascosta la verità sugli avvenimenti dell’11 settembre, mentre addirittura tre quarti della gente che risiede nei paesi del Medio oriente ritiene impossibile che gli autori dell’impresa fossero stati dei giovani arabi.
Quattro russi su dieci sono convinti che lo sbarco americano sulla luna sia stata una messa in scena (e ci sono molti devoti del web nella stessa America sostenitori della teoria che quel finto sbarco dell’Apollo sulla luna sia stato filmato in un teatro di posa in Arizona). . . .

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Messa a fuoco #48

Intolleranza

Si sente spesso dire che le tre grandi religioni monoteiste hanno in comune, oltre a molti elementi storici e teologici, una generale concezione dell’uomo con effetti positivi sui nostri comportamenti e sui nostri atteggiamenti morali. Questo è in gran parte vero e spiega perché molti pensatori abbiano potuto di volta in volta dichiarare che le nostre comuni radici si affondano, oltre che nella cultura classica greco-latina, in quella ebraica, in quella cristiana e in quella araba.
C’è per esempio, un’importante convergenza fra l’antico testamento, il nuovo testamento e la tradizione haditha dei detti di Maometto, che consente di mettere una a fianco dell’altra le citazioni dal Levitico (19.18) «ama il prossimo tuo come te stesso»; quelle del Vangelo «Amerai il tuo prossimo come te stesso» . . . .

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Messa a fuoco #47

Elogio dell'eclettismo

Siamo in un periodo in cui i fondamentalismi stanno invadendo le nostre vite; non solo i fondamentalismi religiosi, ma anche i fondamentalismi del pensiero, gli autoproclamati custodi dei nostri valori, gli autonominati legislatori dei nostri comportamenti e della nostra condotta sociale e morale. I fondamentalisti religiosi sono pericolosi, soprattutto quelli che prendono alla lettera la Bibbia e il Corano in modi spesso grotteschi, ignorando qualsiasi apporto della filologia e della storia su chi ha scritto quei libri: non certo Dio o Allah, ma uomini come noi, abili redattori e manipolatori delle parole pronunciate oralmente da profeti e maestri spesso analfabeti, scribi che le hanno registrate in pagine scritte gradualmente rese immutabili e canoniche, da riassumere in catechismi, da imparare a memoria. . . .

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Messa a fuoco #46

Battibecchi

Assistendo ai battibecchi, agli scontri arruffati, dei nostri talk show televisivi viene una grande tristezza: mai un’esposizione calma di idee e progetti, mai una battuta di spirito, mai una favoletta, sempre affermazioni, numeri e dati che vengono urlati come verità assolute e che nessuno si preoccupa di sottoporre a una qualche verifica. E viene un po’ di nostalgia per i dibattiti appassionati dei salotti del Settecento illuminista o per i dialoghi aperti e dubitosi dei filosofi ed economisti scozzesi.
Viene in mente una favoletta, raccontata da Diderot in una lettera a Sophie con a protagonista lo spiritosissimo abate napoletano Ferdinando Galiani, esperto di moneta e abituato a giocare a nascondino o dare sculacciatine alle principesse di Francia. . . .

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Messa a fuoco #45

L’anima delle cose

Ricordiamo tutti una scena di Ricomincio da tre, in cui Massimo Troisi si rivolge a un vaso e gli dice «Vieni, vaso, vieni», come se il vaso avesse un’anima e una capacità di rispondere a chi gli parla intensamente, appassionatamente.
Viene alla memoria un pensiero di un altro grande napoletano, Giambattista Vico, irriducibile seguace di Platone, convinto che gli esseri umani abbiano un’anima e forse anche le cose; almeno così, secondo lui, credevano i nostri antenati, nell’infanzia dell’umanità, dopo il Diluvio universale, spaventati dal fulmine o dal terremoto. . . .

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Messa a fuoco #44

Le parole e i sentimenti

Ha cominciato Michel Foucault, negli anni Sessanta del Novecento, a sostenere che, nella storia della cultura occidentale, si è avuta una grande frattura, realizzatasi verso la metà del XVII secolo, tra le parole e le cose, tra la realtà e il modo di rappresentarla, fra l’esperienza umana, il mondo dei sentimenti e quello delle parole. Era l’inizio della modernità, delle sue inquietudini e perplessità epistemologiche. Foucault, per spiegare quella frattura, è ricorso all’esempio del romanzo di Cervantes Don Chisciotte e del quadro di Velázquez Las meninas. Don Chisciotte, come si sa, non riuscì mai a dire «ti amo» alla sua Dulcinea, né direttamente né tramite l’ambascieria di Sancio Panza. . . .

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Messa a fuoco #43 

Aeroporto

Il sociologo francese Marc Augé, in un libro assai noto sui «non luoghi», ha dato un posto prominente, accanto agli shopping center, le autostrade le stazioni di distribuzione di benzina, alle sale d’aspetto degli aeroporti. Sono, per lui, esempi perfetti di quelli che considera i luoghi anonimi della vita contemporanea, uguali in tutto il mondo, privi di identità e della pesantezza dell’essere, che si presentano, nel sistema della comunicazione, con messaggi in un linguaggio stereotipato e prescrittivo («Seguite il segnale e girate a sinistra», «Vietato fumare», «Benvenuti in Bangladesh»). Augé, in un libro successivo, ha un poco corretto la sua definizione, affermando che «quel che per una persona è un non-luogo, per un’altra è un luogo, e viceversa». . . .

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Messa a fuoco #42

La rivoluzione dei calzini multicolori

Dopo i furori degli anni Sessanta-Settanta l’istituto dell’assemblea nelle scuole e nelle università vivacchia stancamente. Eppure molti ricordano i momenti, da taluni ritenuti «gloriosi», in cui questa pratica ha messo fine alle rappresentanze, che scimmiottavano in modo burocratico gli schieramenti dei partiti politici (democristiani, comunisti, socialisti, liberali, repubblicani). Molti sostengono con compiacimento che l’assemblea ha introdotto le decisioni dal basso e il sovvertimento delle gerarchie e ha consentito l’emergere di nuovi leader forniti di carisma e appeal (e robuste capacità demagogiche).
Molti ricordano gli accesi confronti e i lunghi discorsi sul concetto di egemonia in Gramsci, sulla necessità di rivedere il marxismo in base ai Manoscritti economico-filosofici del 1844, alla Tesi su Feuerbach del 1845, oppure in base alle affascinanti teorie di Paul Sweezy sui modi della produzione . . .

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Messa a fuoco #41   

La tomba del migrante ignoto

Come cambiano, nel giro di pochi anni, le mappe dei nostri mondi di riferimento, dei nostri atteggiamenti cognitivi, delle domande che ci facciamo su noi stessi e sugli altri! 
In questi giorni ho pensato a quando, nel 1986, Antonio Tabucchi ha scritto uno dei più intensi e problematici dei suoi romanzi: Il filo dell’orizzonte. Il protagonista di quel romanzo si chiamava Spino (con allusione, come confessò lo stesso Tabucchi, al grande filosofo olandese dell’ontologia Baruch Spinoza). Egli era un paramedico addetto all’obitorio di un ospedale di Genova, si prendeva cura dei cadaveri che gli arrivavano, li sistemava nelle celle frigorifere e, osservandone la fisionomia, dava loro un nome . . . .

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Messa a fuoco #40   

Intimità

La bella mostra che si può visitare in questi mesi a Parigi al Musée Marmottan Monet, dedicata a La toilette – Naissance de l’intime (Nascita dell’intimo), a cura di Nadeije Laneyrie-Dagen e Georges Vigarello, prima in assoluto, a quanto pare, su questo tema, si apre con la famosa incisione degli Uomini al bagno di Albrecht Dürer e si chiude con una straordinaria fotografia di Simone de Beauvoir dopo il bagno, nuda davanti a specchio, lavabo e water.
Una visita induce ad alcune riflessioni.
I curatori, nell’ampia prefazione al catalogo e nella guida alle sale, suggeriscono un percorso storico. Essi partono dalle classiche immagini bibliche della storia di Davide, che da un terrazzo scorge Betsabea mentre fa il bagno e se ne invaghisce . . . .

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Messa a fuoco #39   

Tra scogli e mare aperto

Qualche tempo fa mi è capitato di leggere, sulla «Neue Zürcher Zeitung» (28 luglio 2013), una bella intervista al noto germanista di Zurigo Peter von Matt, in cui egli discuteva con due giornalisti la metafora dello strangolamento (Würgegriff), usata frequentemente nei giornali del suo paese per rappresentare la condizione del mondo finanziario svizzero minacciato, in questo momento storico, da tutte le parti (abolizione del segreto bancario, accordi per il rientro dei capitali in vari paesi, e così via). Von Matt ha criticato l’eccesso di retorica nazionalista insito in quella metafora e ha avuto buon gioco a rievocare una vignetta del tempo di guerra uscita sul giornale di satira politica «Nebelspalter» (Fendinebbia), un giornale tuttora vivente, che fa grande uso di metafore simili anche oggi. . . .

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Messa a fuoco #38

La doccia fredda

È stato certamente un grande avvenimento mediatico a cui abbiamo assistito ammirati: venti, trenta milioni di personaggi noti e meno noti in tutto il mondo che, vestiti di tutto punto, con occhiali scarpe e strumenti del mestiere, a volte il cappello, si sono fatti una doccia gelata per sostenere la campagna contro la sclerosi multipla inventata da spiritosi specialisti americani della comunicazione. Era una bella e creativa invenzione, che combinava insieme impegno sociale, lotta contro un male terribile, pratica di penitenza vagamente religiosa (una specie di autoflagellazione) e un po’ di salutismo (la doccia fredda è consigliata da medici e idroterapisti per stimolare il metabolismo dei nostri corpi resi frolli da eccessi nutritivi e consumismo)...

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Messa a fuoco #37

Tra il mito e la fiaba

     Le feste natalizie sono ormai dominate dai riti ossessivi della società consumistica e sincretistica che ci assediano da ogni parte. Una strategia difensiva può essere quella di approfittare dell’occasione per vedere le cose del mondo e della storia con l’aiuto delle modalità rappresentative del mito e della fiaba.
Propongo di andare a rivederci, agli Uffizi, l’adorazione dei magi di Gentile da Fabriano: su uno sfondo gotico-rinascimentale, con concessioni all’esotico, ma nessun tentativo di ricreare un ambiente che possa assomigliare alla Palestina, fra l’Africa e l’Asia. Ecco la grotta, come un uovo dal guscio aperto che accoglie l’asino e il bue; poi un gruppo di pastori resi attoniti dall’evento miracoloso, una colomba, uccelli, cavalli, levrieri, leopardi, dromedari ...

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Messa a fuoco #36

Chi gufa?

In questo quadro del pittore piemontese del secondo Ottocento (dal nome significante) Giovanni Battista Quadrone, variamente definito «verista» o «iperrealista», assistiamo al rientro a casa di due cacciatori, in una giornata nevosa, le prede bene in vista, il cane stanchissimo. Sulla porta, spiaccicato e crocifisso, c’è un gufo, o un barbagianni. Cosa ci sta a fare? Ce l’ha messo un lontano antenato di Matteo Renzi, grande nemico di gufi e di chiunque ne imiti il canto gufando? ...

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Messa a fuoco #35

Il pittore del sabato sera

Norman Perceval Rockwell è molto meno noto di Edward Hopper. Erano quasi contemporanei (Hopper di dieci anni più anziano); erano entrambi pittori della provincia americana e della vita quotidiana, con non poche affinità e qualche differenza: entrambi hanno cominciato la carriera come illustratori per riviste popolari, entrambi hanno soggiornato a Parigi per conoscere le tendenze dell’arte contemporanea, ma hanno poi ripiegato su forme di rappresentazione tipicamente americane. Solo Rockwell, comunque, rimase sino alla fine fedele al tipo di comunicazione e di rapporto con il pubblico offerto dalle riviste illustrate  (300 copertine per il «Saturday Evening Post» fra il 1916 e il 1963...

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Messa a fuoco #34

Gossip

Trovo, nel bel libro del macro-storico israeliano Yuval Noah Harari sulla vicenda millenaria dell’animale uomo, una sorprendente e imprevedibile esaltazione del pettegolezzo. Il nostro linguaggio, egli sostiene: «si è formato sui pettegolezzi». A differenza degli altri primati, che si scambiano informazioni funzionali alla loro sopravvivenza (un cercopiteco verde che grida ai suoi compagni: «Attenzione! Un leone!»), l’animale uomo, come creatura fondamentalmente sociale, ha bisogno, per la sua sopravvivenza, di scambiare molte più informazioni con gli altri uomini...

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Messa a fuoco #33

La volpe e l'istrice

Forse ricorderete che il filosofo britannico di origine lettone Isaiah Berlin, in un famoso saggio su Tolstoj del 1954, ha diviso tutti gli uomini, intellettuali e non, in due grandi categorie, basate sul modo diverso che due animali hanno di vivere (e sopravvivere) e di rapportarsi con il mondo circostante: l’istrice e la volpe. Gli uni «riconducono ogni cosa a una singola visione centrale, un sistema più o meno coerente o articolato, sulla base del quale essi capiscono, pensano e sentono»; le altre, cioè le volpi, «perseguono molti fini, spesso irrelati e persino ...

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Messa a fuoco #32

Le metafore della storia

Siamo in un periodo di larghissimo uso di metafore ispirate al mondo del calcio: «scendere in campo», «dribblare», «muoversi in contropiede», «servire un assist», «fare melina», «punizione a foglia morta», «addomesticare la palla», ecc. ecc. È un’attività retorica che dura ormai da molto tempo e ha toccato frequenze elevate dopo la sconfitta dell’Italia ai mondiali («morsi e rimorsi») ed è applicata ampiamente al mondo della vita politica e sociale. Spesso il calcio viene personificato («il calcio ci insegna che»). Quasi sempre questo tipo di personificazioni e metafore agiscono sul piano orizzontale, fornendo modelli per comportamenti, relazioni e interazioni di singole persone ...

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Messa a fuoco #31

Grilli

Il grillo è, curiosamente, assai gradito agli uomini, nonostante sia bruttino e anche abbastanza nocivo alle culture. È unanimemente considerato, tra gli insetti, uno dei più simpatici. Dipenderà dai suoi comportamenti abbastanza bizzarri, quel suo rintanarsi e saltar fuori quando meno te l’aspetti, ma soprattutto quel suo canto, che è poi il canto dei maschi per sedurre le femmine, quel cri-cri forse monotono ma che sembra infondere negli ascoltatori una certa serenità e addirittura una certa allegria. Fra i popoli che lo amano di più sono gli orientali, forse anche attirati da quel linguaggio monosillabico, che assomiglia un po’ al loro...

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Messa a fuoco #30

Le barbabietole del gabelliere

Quando Sigmund Freud, nei primi anni del Novecento, mise a fuoco il concetto di censura, collegandolo con il super-ego e la funzione repressiva e sublimatrice del padre, probabilmente aveva presente l’immagine del gabelliere, usata da uno scrittore che amava molto, E. T. A. Hoffman. Nel romanzo di Hoffmann Gli elisir del diavolo (1815) a un certo punto il protagonista frate Medardo, nell’intricata trama delle sue avventure, fitte di sdoppiamenti, agnizioni, trasgressioni, pentimenti, sorprese, si trova misteriosamente trasportato in una specie di ...

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Messa a fuoco #29

Cespugli

Un bel saggio dello studioso dell’evoluzione Telmo Pievani pubblicato su “Micromega” (1/2014) intitolato Con buona pace dei teologi (eretici e non) mi ha fatto riflettere sulla presenza reale e metaforica dei cespugli del nostro immaginario. Pievani si riferisce a due metafore utilizzate nei loro dibattiti dagli evoluzionisti di scuola darwiniana (tutti gli evoluzionisti seri, per dire):  da un a parte i sostenitori di una linea evolutiva semplice e lineare per la specie umana (una sorta di grande quercia con...

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Messa a fuoco #28

Anniversari

Quanto più il senso della storia, della sua profondità e complessità, si appiattisce e si semplifica, tanto più nelle nostre società liquide si diffonde il gusto degli anniversari e delle date storiche, sia quelle trionfalmente positive (le vittorie in guerra, le grandi invenzioni) sia, a volte, quelle negative (le sconfitte, le catastrofi naturali, le crisi sanitarie o economiche). Un certo professor J. Rufus Fears dell’Università dell’Oklahoma, per esempio, tiene un corso intitolato «Quando il mondo non è più stato lo stesso: avvenimenti che hanno cambiato la storia»...

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Messa a fuoco #27

Competenze

I cavalli nei maneggi, come già insegnava Senofonte in un trattato apposito, vengono addestrati a muoversi secondo precisi modelli di andatura: al passo, all’ambio, al trotto, al galoppo. Gli uomini imparano invece, con metodi più naturali, prima a gattonare e poi a camminare; certo più lentamente degli altri animali, e senza specifico addestramento. Sembrano, in compenso, interpretare ciascuno a proprio modo lo stile della camminata, tanto che spesso riconosciamo i nostri simili, da lontano, più per la caratteristica andatura che per le fattezze del corpo. Lo sapeva bene Boccaccio, che, in una novella famosa del Decameron (VI, 1), ha paragonato lo stile dell’uomo a cavallo e della sua capacità di far camminare la cavalcatura con quello del raccontar novelle.

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Messa a fuoco #26

Nodi

Ha sostenuto una volta Susan Sontag, in un seminario all’università di Tübingen, che la lingua inglese è più ricca di vocaboli di tutte le altre. Mi permisi allora di dissentire, facendo presente che tutte le lingue del mondo sono stratificate, nutrite di dialetti e di prestiti, di arcaismi e neologismi, di possibilità illimitate e patrimoni lessicali difficili da quantificare. È d’altra parte vero che la lingua inglese spesso ospita, in modo sovrabbondante, due sinonimi dal significato quasi uguale, uno di origine germanica e anglosassone l’altro di origine latina e romanza. È il caso delle due parole che rendono in inglese il concetto di «nodo», di solito rappresentato nelle altre lingue europee da una sola parola...

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Messa a fuoco #25

Perseo

Il bizzarro pittore fiorentino Piero di Cosimo ha dipinto questo pannello con la storia di Perseo e Andromeda (oggi agli Uffizi), probabilmente negli anni 1508-1513, su commissione di Filippo Strozzi il Giovane («per parte del lavoro di camera mia»). Vasari, che vide il dipinto nel 1568 in casa del signor Sforza Almeni, primo cameriere del duca Cosimo de’ Medici, afferma che «non fece mai Piero la più vaga pittura né la meglio finita di questa». La fonte della storia, molto popolare nel Rinascimento, è offerta da Ovidio (Metamorfosi, IV, 663-739). Andromeda, figlia del re degli etiopi Cefeo e della regina Cassiopea, è stata offerta in sacrificio a un mostro ...

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Messa a fuoco #24

Il bivio

In questo pannello per una spalliera o un cassone nuziale del primo Cinquecento (oggi conservato al Museo Bardini di Firenze), il pittore senese Domenico Beccafumi ha rappresentato il mito antico di Ercole al bivio. La storia, divulgata dal sofista greco Prodico, compare in molti testi letterari e pittorici della grande tradizione ed è stata a suo tempo ricostruita in un celebre saggio da Erwin Panofski. Essa ha per protagonista un giovane Ercole, che è detto appunto Ercole prodicio o Ercole al bivio. Questo Ercole (che precede l’Ercole che sarà protagonista delle fatiche) è un eroe adolescente che, come in un romanzo di formazione, deve educarsi alla virtù e saper prendere, ogni volta che si trova a dover scegliere, la strada giusta...

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Messa a fuoco #23
Superstizione

Dall’India arriva una storia agghiacciante. Si pensa a quell’immenso paese, alle sue stratificazioni culturali, ai cambiamenti tumultuosi che lo stanno trasformando dalle radici, agli intellettuali immaginosi e dal pensiero affilato, ai tanti matematici e ingegneri elettronici che hanno invaso la Silicon Valley, agli economisti di fama mondiale, agli scrittori raffinatissimi trapiantati a Londra, a New York, nei Caraibi, a Roma. Poi si apre il «Times of India» e si rimane perplessi davanti a tante notizie di violenze familiari contro le donne, massacri ispirati dal fanatismo religioso o, più modestamente, le pagine e pagine di annunci economici, in cui le famiglie cercano un candidato al matrimonio con una loro figlia, delineando rigidi criteri selettivi di razza, di casta, di buona salute e discreta situazione finanziaria ...

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Messa a fuoco #22
L'angelo custode

 La ingenua e superstiziosa convinzione, che gli uomini hanno dalla notte dei tempi, di essere seguiti nella loro vita da una qualche forma di protezione invisibile, che li tiene lontani dai pericoli, li porta oltre un fiume poco prima del crollo di un ponte, li fa uscire dalla loro capanna  poco prima che questa sia colpita da un fulmine o da un terremoto è stata reinterpretata dalla tradizione cristiana con la creazione, ricavata da interpretazioni abbastanza azzardate di passi dell’Antico e del Nuovo testamento, della figura dell’angelo custode (ange gardien, guardian angel, Schutzengel, ángel de la guardia). Papa Clemente X ne ha fissato la festa al 2 ottobre...

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Messa a fuoco #21
Nuvole

Non è stato difficile, per gli scienziati, classificare molti degli aspetti fisici della natura: continenti e isole, mari e laghi, monti e pianure, fiumi e torrenti, estuari e foci a delta, ecc. Un po’ più difficile classificare quelle formazioni instabili e inconsistenti che chiamiamo nuvole. Ci ha pensato, nel 1803, un farmacista inglese, chimico e meteorologo dilettante trentenne,  quacchero praticante, di nome Luke Howard, il quale, sulla base delle sue osservazioni e utilizzando una terminologia latina, come aveva già fatto Linneo per piante e animali, ha distinto le nuvole in cumuli, strati, cirri e nembi...

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Messa a fuoco #20
La bella vita

Ritorno sulla questione della felicità e del divertimento (Messa a fuoco 18).  Mi ha colpito, sulla “New York Review of Books” del 9 maggio, il titolo di una lunga recensione, scritta da una cultrice di medicina sociale, Marcia Angell, a uno studio condotto da una equipe dell’università di Harvard su un gruppo selezionato di laureati maschi di quella università (fra cui nientemeno che il futuro presidente Kennedy), seguiti negli anni dai ricercatori con analisi della loro vita, della loro salute fisica e psicologica, dei loro successi e insuccessi, dei loro matrimoni e divorzi e con ...

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Messa a fuoco #19
Prelievo non disponibile

Lo scrittore britannico John Lanchester, in un libro illuminante sulla crisi finanziaria mondiale: Whoops!: Why everyone owes everyone and no one can pay, tradotto in italiano con il titolo Dalla bolla al crac (Roma,Fusi orari, 2008) a un certo punto osserva che tutti noi abbiamo avuto l’esperienza di infilare la carta del bancomat nello sportello e di non ricevere il denaro desiderato, o perché avevamo digitato il codice errato o perché la macchina non era in funzione. Anche a me è capitato una volta in Austria, mentre facevo con mia moglie un giro a piedi...

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Messa a fuoco #18
Felicità e divertimento

Nella prefazione a un libro di successo dell’economista e ambientalista americano Jeffrey Sachs intitolato, con qualche azzardo (ma si era prima della crisi mondiale del 2008), La fine della povertà (New York - Milano 2005), il cantante irlandese degli U2 e attivista politico Bono ha scritto, in un empito di speranza, che la nostra potrebbe essere la prima generazione nella storia in grado di porre fine alla povertà nel mondo «sciogliendo il brutto nodo che tiene insieme cattivo commercio, cattivo debito e cattiva fortuna». Certo si può provare qualche sollievo alla notizia che in paesi come l’India o il Brasile milioni di poveri sono stati riscattati dalla loro condizione di estrema miseria; ma sappiamo che in quei paesi, e in numerosi altri, la povertà persiste ...

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Messa a fuoco #17
Gli oroscopi

Gli oroscopi sono una presenza invadente e fastidiosa della nostra vita. Molti giornali, molti settimanali e riviste (specialmente femminili), molti canali radio e televisivi, li pubblicano, cercando ciascuno di adattarli ai propri lettori e pagando fior di quattrini a presunti esperti di una scienza che non ha nessuna base scientifica. Per fortuna Microsoft, nella pagina iniziale del nuovo programma Windows 8, così come nei precedenti, non ha inserito, almeno per ora, tra i vari app, accanto a quelli del meteo, delle mappe, dei viaggi, dei giochi, della musica, delle immagini, dei messaggi, anche quello degli oroscopi. Essi sono, in ogni caso, disponibili a pagamento, e in una varietà di modelli, nel negozio on-line di Microsoft. E comunque sono massicciamente presenti in rete, con decine e decine di siti specializzati, alcuni gratuiti altri più sfiziosi a pagamento.

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Messa a fuoco #16
I salotti del romanzo di famiglia

Sono sempre più frequenti gli episodi di trasformazione delle case, delle vite, dei romanzi degli scrittori in musei, percorsi letterari, parchi a soggetto, attrazioni turistiche.
A Lubecca, città natale di Thomas Mann, la casa dei nonni dello scrittore in Mengstrasse 4, dove egli ha trascorso ore di visite e giochi e dove ha ambientato il grande romanzo del 1901 I Buddenbrook, decadenza di una famiglia, è stata trasformata in museo, archivio letterario, testimonianza fermata nel tempo di una esperienza sociale. Molti ricorderanno, in uno dei primi capitoli del romanzo, la descrizione del grande pranzo nella sala illuminata a giorno, il lungo tavolo a cui siedono la famiglia del console Johann Buddenbrook e i convitati, l’inizio del pasto, con l’ingresso della domestica con le braccia nude, rosse, che serve la zuppa di erbaggi con il pane tostato...

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Messa a fuoco #15
Proverbi

I proverbi popolari sono spesso considerati con grande rispetto, come frammenti di sapienza trasmessi nei secoli da una generazione all’altra, originati da esperienza e conoscenza pratica, sia pure approssimativa. Chi li ha studiati ha dimostrato che spesso essi hanno origini colte e intrecciano rapporti tutt’altro che semplici con la produzione «alta» di sentenze, aforismi, favole morali, pensieri filosofici (da Pascal a Schopenhauer a Leopardi). Carlo Lapucci, che ha preparato con grande cura e competenza un bel Dizionario dei proverbi italiani (Firenze, Le Monnier 2006) ha accompagnato la raccolta con un’ampia introduzione storica e ha corredato ogni proverbio con dotti commenti e spiegazioni...

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Messa a fuoco #14
Resurrezione

Sembra accertato, anche se la materia è assai controversa, che il Vangelo di Marco in una prima originaria versione si concludesse in modo brusco con la scena drammatica in cui Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Salome si presentarono alla tomba per ungere il corpo di Gesù, trovarono la tomba vuota e accanto a essa un ragazzo (neaniskos) coperto di una veste bianca, il quale disse loro che Gesù era risorto. Quel ragazzo era forse lo stesso che, sempre secondo Marco, stava con Gesù nel giardino di Getsemani, quando arrivarono le guardie per catturarlo e il ragazzo (appunto un neaniskos), coperto soltanto con un lenzuolo, quando le guardie cercarono di prenderlo, fuggì e mentre fuggiva lasciò cadere il lenzuolo che lo ricopriva e rimase nudo?

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Messa a fuoco #13
Anima

C'è una forza d'inerzia che infesta i nostri linguaggi. Da molto tempo, ormai, sappiamo tutti che il cuore è un muscolo molto utile, anzi indispensabile, per la nostra vita, ma sappiamo tutti anche che il cuore non è la sede dei nostri sentimenti. E però continuiamo a parlarne, più o meno metaforicamente, a proposito e a sproposito, e ci mettiamo, con gesti simbolici, la mano sopra, ogni volta che ci sentiamo ispirati o generosi. Una cosa analoga avviene quando usiamo la parola «anima»: nonostante le interferenze delle dottrine filosofiche e religiose di ascendenza platonica, sappiamo tutti che non c'è nel nostro corpo un luogo ove abbia sede ...

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Messa a fuoco #12
La mossa del cavallo

C'è una storia che circola e che sembra non avere riscontri documentali, stando almeno agli studi che sono riuscito a leggere sui rapporti fra ?echov e Tolstoj e agli epistolari che ho consultato. In essi si parla delle visite dello scrittore più giovane al vecchio maestro, le differenze d'età e di cultura, l'ammirazione reciproca, le riserve di Tolstoj su alcune novelle di ?echov, le divergenti concezioni sul significato della vita.

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Messa a fuoco #11
Scrittura


Lo scrittore americano Don DeLillo, autore di libri come White Noise, Underworld, Cosmopolis, Falling Man, caratterizzati da grande qualità stilistica e straordinaria capacità di rappresentare segreti, passioni e ossessioni della società in cui viviamo, ha donato di recente le sue carte e i suoi manoscritti allo Harry Ransom Humanities Research Center di Austin (Texas). Chi ha visto la prima pagina del manoscritto di White Noise pubblicata sul giornale di Austin «American Statesman» e poi circolata in rete, sarà rimasto colpito dal fatto che il testo è scritto a macchina e porta una serie di correzioni a penna. Il primo paragrafo contiene una lunga ...

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Messa a fuoco #10
Statistiche
 

Viviamo in un mondo di statistiche e sondaggi. Inutile ricordare i limiti dei rilevamenti numerici che imperversano nelle nostre società liquide: sono numerosi i critici che avanzano dubbi sulla sincerità delle risposte ai questionari o alle interviste telefoniche, sull’approssimazione dei rilevatori, sulla diabolica tendenza delle statistiche a riportare tutto a una misura media, per cui se un tale si mangia soddisfatto un intero pollo e un altro resta invece a pancia vuota, la statistica li accontenta entrambi attribuendo a ciascuno mezzo pollo. La formazione dell’opinione pubblica, che Habermas ha considerato conquista della modernità, con tutte le sue articolazioni e stratificazioni, sembra ora presentarsi come una superficie liscia, fatta di tabelle numeriche...

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Messa a fuoco #9
Scarpe

C’è grande agitazione nel mondo delle scarpe, con partecipazione di filosofi, studiosi della letteratura e del cinema, appassionati di opere d’arte. Heidegger si è chinato a lungo a studiare i significati profondi degli scarponi di un contadino, o una contadina, normanni dipinti da Van Gogh. Fredric Jameson ha messo a confronto le scarpe di Van Gogh con le ballerine di Andy Warhol e, provocato, ci ha aggiunto quelle dei contadini dell’Alabama di Walker Evans e quelle assai perturbanti di Magritte. Pare che Marco Belpoliti stia preparando un numero speciale di «Riga» sul tema delle scarpe.

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Messa a fuoco #8
Razza

Questa notissima fotografia di Toscani per Benetton è interessante per gli accoppiamenti che presenta fra tipi fisici diversi e fra giovani dall’orientamento sessuale molto libero (quattro coppie etero e tre coppie omo). È, con intento evidente, una parodia di classificazioni pseudo-scientifiche delle cosiddette «razze» in cui si dividerebbe, secondo i vecchi trattati di antropologia, la specie umana, con in posizione prevalente il tipo fisico ariano (pelle bianca, capelli biondi, occhi verdi) sul modello di quella qui riprodotta, anch’essa di Toscani per Benetton.

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Messa a fuoco #7
I baffi

Il baffo – scrive Etgar Keret, uno scrittore israeliano che pubblica alcuni dei suoi lavori sul sito in lingua ebraica «Bamah Hadashah» (Nuovo livello), ma anche, in traduzione inglese, sul «New York Times Magazine» – è una creatura pelosa e misteriosa di gran lunga più enigmatica del suo fratello più antico, la barba, la quale chiaramente connota afflizione (lutto, il sentimento di chi cerca una risposta religiosa alla vita, o si scopre abbandonato su un’isola deserta). Le associazioni suggerite dai baffi vanno semmai lungo la linea del detective Shaft, dell’attore di ascendenza cherokee Burt Reynolds, dei protagonisti di film porno tedeschi, di Omar Sharif e Bashar al-Assad (abbreviando: gli anni Settanta e gli Arabi)».
Non è solo questo, naturalmente: i documenti fotografici, le cronache giornalistiche e molti testi letterari suggeriscono altre connotazioni oltre a quelle elencate da Keret, e la contrapposizione che lui traccia fra barba e baffi spesso si presenta invece come combinazione: ne fanno testimonianza molti ritratti di talibani e degli stessi vertici di Al Quaeda, Osama Bin-Laden e Al Zawahiri in testa.

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Messa a fuoco #6
Psicologia evolutiva

Negli Stati Uniti abbondano gli studiosi di psicologia evolutiva nutriti di determinismo e behaviorismo positivistici e fiducia cieca nei rilevamenti e nelle risultanze medie delle statistiche. Ne è un buon esempio Robert Wright, un divulgatore di solida fama che in The Moral Animal. Why we are the way we are (L’animale morale. Perché noi siamo come siamo, New York, Vintage Books, 1995) ha ricostruito i comportamenti della specie umana (gli animali morali), soprattutto nel campo della sessualità, dell’accoppiamento e del matrimonio, mettendo a confronto l’epoca vittoriana con quella attuale. Per l’epoca vittoriana egli si è basato sugli esempi di comportamento forniti dalla vita di Charles Darwin (la scelta della moglie, la lunga fedeltà matrimoniale, il rapporto con la progenie). Per l’epoca attuale si è affidato alle statistiche.
Come spiegare, per esempio, la lunga fedeltà di Darwin verso la moglie? Circostanze particolari e specifiche della coppia: una scelta ragionata e a lungo soppesata da parte di Charles, un carattere molto positivo di Emma Wedgwood, la sua buona salute e capacità riproduttiva (parecchi figli), la costituzione fragile e soggetta a frequenti malattie di lui che lo portano ad appoggiarsi alle cure di lei, e così via.

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Messa a fuoco #5
Self-portrait

Il grande scrittore francese Michel Tournier ha osservato una volta che molto raramente i maggiori fotografi scattano un ritratto fotografico di se stessi. L’affermazione è smentita
da non pochi esempi in contrario — e anche dall’esistenza di un curioso ritratto fotografico di Tournier stesso, forse non un grande fotografo, ma certo un appassionato di fotografia e al tempo stesso un critico attento dell’uso eccessivo e talvolta inquietante che la nostra società fa della tecnologia fotografica. Quanto alla presunta o reale ritrosia dei grandi fotografi a farsi degli autoritratti (self-portraits), Tournier ha proposto questa motivazione: «l’atto fotografico si concentra in una frazione di secondo. È comprensibile che il fotografo esiti a puntare sul proprio volto quella bocca nera che afferra e che trattiene con una rapidità folgorante». A me pare che si possa forse trovare un’altra motivazione nel fatto che i fotografi, liberi di puntare quella bocca nera su varie parti del corpo, hanno sentito il bisogno di differenziarsi dalla tradizione pittorica, legata almeno a partire dal Quattrocento al rito di rappresentare la testa e la faccia, e al massimo un po’ del busto, dei loro soggetti (e magari di infilare un proprio ritrattino fra gli spettatori di un evento storico o religioso o fra i partecipanti a un corteggio signorile).

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Messa a fuoco #4
Il bagno rivelatore

È noto che Sigmund Freud ha fatto ricorso più volte nella sua carriera ? dalla Traumdeutung (1899), alla Einführung in die Psychanalyse (1917), a Der Mann Moses und die monotheistische Religion (1934-38), alla metafora della fotografia e dei suoi processi ottico-chimici per spiegare i meccanismi d'azione dell'inconscio. La lastra fotografica, egli diceva, è come l'inconscio: l'esperienza, soprattutto quella traumatica, s'imprime in esso e può rimanere a lungo rimossa, ma l'analisi psichica, come un bagno chimico rivelatore, può farla riaffiorare alla coscienza.
La metafora compare in altri scrittori, ma forse uno degli esempi più precoci lo s'incontra nelle Confessioni di un italiano (1858) di Ippolito Nievo, uno scrittore giovanilmente entusiasta di tutte le invenzioni della civiltà moderna (la ferrovia, l'elettricità, la fotografia).

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Messa a fuoco #3
Paesaggio

Gli studiosi di estetica, di arti figurative, di fotografia (da Pierre Francastel a Ernst Gombrich, da Svetlana Alpers a Michael Jakob, e da noi da Giovanni Romano a Raffaele Milani) si sono a lungo misurati con i problemi posti dalla veduta, dal paesaggio, dal panorama, dalla cartolina. La diffusione nelle lingue germaniche del termine neerlandese landscap e del calco paysage in quelle romanze rinvia alla pittura fiamminga e all’iniziativa presa da Ruysdael e altri di rendere la rappresentazione della natura autonoma da quella della storia e delle azioni, prospettive e presenze umane. La vicenda è stata lunga e ha avuto un suo culmine nel romanticismo, il quale ha esaltato il momento in cui il soggetto che guarda la natura l’abbraccia e trasforma in paesaggio e ne esalta i valori estetici e i significati spirituali («un paesaggio qualunque è una condizione dell’anima», scriveva Amiel nel 1883).

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Messa a fuoco #2
Lontananze

La misura delle distanze ce la insegnano gli strumenti fotografici della messa a fuoco, ma ancor prima ce l'ha insegnata abbondantemente la vita. Soprattutto vicinanza e lontananza dagli altri esseri come noi, animali e umani.
Arthur Schopenhauer, in uno degli aneddoti raccolti in Parerga und Paralipomena (parte II, capitolo XXXI), ha raccontato il dilemma dei porcospini ...

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Messa a fuoco #1
L'infinito

I matematici, che si occupano di calcolo e geometria danno questa definizione: «L’infinito è l’estremo ideale verso cui tende una variabile che non ha limite nel suo ingrandirsi». Essi, come ha raccontato Paolo Zellini in un libro affascinante (Breve storia dell’infinito, Milano, Adelphi 1980), si sono a lungo tormentati attorno ai concetti d’infinito e di illimitato (in greco àpeiron).
I grammatici, che si occupano dei modi della coniugazione verbale, considerano l’infinito il modo «in cui l’azione è espressa senza determinazione di numero e persona ma soltanto di tempo e di diatesi (cioè di rapporto, o disposizione, con il soggetto oppure l’oggetto»).
Gli specialisti della tecnica fotografica, riallacciandosi ai trattati di ottica e prospettiva, hanno elaborato il concetto di lunghezza focale «all’infinito» (indicata su obiettivi e diaframmi con il simbolo matematico ∞, inventato dall’inglese John Wallis nel 1655). Con infinito essi intendono la riproduzione di oggetti che si trovano a una grande distanza, molto maggiore di quella focale. Lo specialista francese François Soulages, in Esthétique de la photographie (Paris, Colin, 1998) ha discusso con competenza le conseguenze conoscitive e rappresentative del punto focale e dell’infinito in fotografia.
Quando Giacomo Leopardi appuntò nello Zibaldone (472-32, 4177-78) le sue riflessioni sull’infinito e compose il famoso idillio che porta questo nome (1826) la fotografia non era ancora stata inventata.

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