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rivista d'arte
Iscritta nel Pubblico Registro della Stampa
del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-089898







RACCORDI

di Anthony Molino

2015 – 2020

#12

#12 - IN ORIGINE ERA IL COLORE
Una conversazione con Alfonso Fratteggiani Bianchi

#12 - IL RIGORE DELLA PITTURA.
Una conversazione con Vincenzo Scolamiero

#11 - ANNALISA RAMONDINO. Il destino delle cose

#10 - L’ALTRO SCHIFANO
Una conversazione con Ignazio Schifano

#9 - Sul femminicidio

#8 - NELLA PELLE DELLA PITTURA. Una conversazione con Marco Stefanucci

#7 - PER INCISO

#6 - IN PETRA E IN LIGNO

#5 - Macchiagodena: l'evoluzione di un'ossessione

#4 - Oliana Spazzoli: Il riposo delle immagini (ovvero, del colore)

#3 - Guardare la terra negli occhi
(Terra di Padre)

#2 - Tra segno e sogno

#1 - Simona Stivaletta: Mediare il futuro


 


 


 

 

 

RUBRICHE:

Il tempo delle figure.
400 anni di Biblioteca Civica Gambalunga

a cura di Silvia Paccassoni

Tapetum Lucidum,
la copertina di ARACNE

di Stefano Tonti

Meraviglie
Storie di illustrazione

di Silvia Paccassoni

La cura dell'Arte / L'arte della cura
di Roberto Boccalon

Intorno all'origine
di Rosita Lappi

Transiti
Autori vari

L'incontro delle Arti
di Claudia Antonella Pastorino

Festina Lente
di Annamaria Bernucci

A volo d'Icaro
di Luca Di Gregorio

Cahiers du Festival
di Angela Catrani

Fotografia di settembre
di Marcello Tosi

Kriptonite
di Maria Virginia Cardi

L'altra Germania
di Tilde Giani Gallino

Nuvole in viaggio
di Emanuela Agnoli

Messa a fuoco
di Remo Ceserani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

RACCORDI
Rubrica di Anthony Molino

OPERA D'ARTE
(Perry Oliver, Expansión, 2002, bronzo cm 22 x 21 x 7)

PRESENTAZIONE

raccordo s.m. [der. di raccordare]. – In genere, collegamento o mezzo di collegamento fra due o più cose; in cinematografia, legame tra un quadro e l'altro del film; più spesso, è un nuovo quadro, talvolta un inserto, che serve a collegare fra loro due quadri o inquadrature che non si sarebbero potuti unire direttamente.
 
Adottare l'operazione cinematografica del raccordo come metafora per estenderla ad arti, ambiti, e discipline non direttamente o evidentemente collegabili fra loro. E' questo il proposito dello psicoanalista, antropologo e traduttore letterario Anthony Molino, nella sua rubrica Raccordi.

Anthony Molino è psicoanalista di formazione anglo-americana e pluri-premiato traduttore di letteratura italiana in inglese. Da quasi 25 anni vive e lavora in Italia. Ha tradotto in inglese i poeti Valerio Magrelli, Lucio Mariani, Mariangela Gualtieri, Luigia Sorrentino, Paolo Febbraro e Antonio Porta, nonché commedie di Manlio Santanelli e Eduardo De Filippo. Nel 2018 la sua traduzione de Il diario di Kaspar Hauser di Febbraro (Brescia: Edizioni l’Obliquo, 2003) è stato premiato quale migliore traduzione di un libro di poesia italiana in inglese per il biennio 2016-‘17 dalla Academy of American Poets, la più prestigiosa istituzione letteraria americana. Nello stesso anno Molino ha presentato per la prima volta in inglese, per i tipi della Chelsea Editions di New York, l’opera della Gualtieri, col libro di poesie scelte dal titolo Beast of Joy. Da sempre attento alle intersezioni tra la psicoanalisi e altre discipline (ha pubblicato importanti ricerche su psicoanalisi e buddismo, nonché su psicoanalisi e antropologia), da qualche anno Molino si interessa all’arte. Ideatore della piéce teatrale Caro Theo, tratta dalle lettere di Vincent Van Gogh al fratello Theo, collabora attivamente con la rivista americana Journal of Italian Translation, per la quale cura la rubrica dedicata alla presentazione, in ogni numero, di un artista italiano.
tonymolino@hotmail.it

 

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Alfonso Fratteggiani Bianchi, foto Severini

Raccordi #13

IN ORIGINE ERA IL COLORE
Una conversazione con Alfonso Fratteggiani Bianchi

di Anthony Molino

Alfonso Fratteggiani Bianchi nasce a Perugia nel 1952. Da giovane soggiorna per lunghi periodi a Roma, dove frequenta diverse scuole e assorbe le meraviglie della capitale; e in seguito a Firenze, dove si misura con la grandiosità del Rinascimento. Cresce nel segno della musica e dell’arte, interessandosi alle correnti che attraversano la seconda metà del secolo. Durante una lunga permanenza di sei anni a Colonia, in Germania, si apre alla musica contemporanea.
É il contatto con la realtà tedesca che lo spinge ad appassionarsi ai suoni non convenzionali, e in modo particolare al violoncello. É di questo periodo, in Germania, la conoscenza fortunata e prolifica con Ulrike Brand - allora giovane musicista, oggi affermata concertista - che diverrà presto sua moglie. Poi l’incontro con il grande violoncellista Siegfried Palm - suo unico Maestro, come ribadisce ancora oggi in questa intervista - che teneva allora seminari di perfezionamento in tutta Europa e lo porta a diretto contatto con il centro sismologico della musica contemporanea. . . . .

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Vincenzo Scolamiero


Raccordi #12

IL RIGORE DELLA PITTURA
Una conversazione con Vincenzo Scolamiero

di Anthony Molino

Vincenzo Scolamiero nasce nel 1956 a Sant’Andrea di Conza, in provincia di Avellino, al confine della Irpinia con la Lucania. Figlio di un alto ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, da piccolo cambia continuamente di residenza, e Roma diviene presto la sua città di adozione dove vive continuativamente dagli anni della fanciullezza. Non dimenticherà però il fascino della pietra locale campana e della casa materna affrescata nelle pareti e sui soffitti con scene campestri ispirate dalla scuola di Posillipo. Importante per la sua formazione è l’alone di mistero che circonda la figura del nonno materno Francesco D’Angola, apprezzatissimo scultore, scomparso poco prima della sua nascita. Molte delle soluzioni pittoriche seguite da Scolamiero nel corso della carriera prendono spunto dalla memoria dello sguardo perso lungo le pareti della casa d’origine, cercando il percorso dei pampini e degli arbusti che tralucevano tra i graticci trompe l’oeil delle pitture parietali, poi distrutte dal terremoto in Irpinia del 1980. . . .

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gabbie edifici Ramondino Annalisa 

Raccordi #11

ANNALISA RAMONDINO. Il destino delle cose

di Anthony Molino, Manuela Zanelli

Annalisa Ramondino è nata a Palma di Majorca (Spagna) nel 1939. Da molti anni vive e lavora a Roma. Una globetrotter instancabile nonostante l’età, dai suoi numerosi viaggi ha tratto ispirazione e materiali per la ricerca artistica che porta avanti da quasi trent’anni. Fin dai primi anni ’90 infatti l’artista utilizza nel suo lavoro esclusivamente materiali di recupero: vecchi legni, specchi, carte, stoffe, ferri, plastiche, lamiere e pezzi di oggetti abbandonati. Gli objets-trouvès, il ready-made, le cose che spesso finiscono in discarica, sono materia prima delle opere dell'artista. Questi frammenti di vissuto, queste patine di memorie, questi residui di tecniche scomparse, recano con sé tracce di storie sconosciute che una volta recuperate e ricomposte dalla Ramondino, alimentano, più che una nostalgia del passato, un profondo rispetto sia per la perdurante intelligenza di culture ancestrali che per l’intelligenza intrinseca della materia. . . .

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   Ignazio Schifano

Raccordi #10

L’ALTRO SCHIFANO
Una conversazione con Ignazio Schifano

di Anthony Molino

Ignazio Schifano nasce a Palermo nel 1976. La sua formazione artistica è legata al mondo del restauro e dell'antiquariato, nel quale acquisisce un'esperienza ventennale. Consegue difatti in Italia la qualifìca come restauratore di affreschi e pitture murali. Si trasferisce ancora giovane a Londra, dove continua gli studi legati all'arte pittorica e al restauro ed inizia una fruttuosa collaborazione con il rinomato Titian Studio. Dopo il rientro in Italia quasi dieci anni fa e la decisione di dedicarsi totalmente alla pittura, Schifano vede l’evoluzione della sua arte – cosa ampiamente documentata in questa conversazione – arricchita dalle molteplici tecniche del restauro perfezionate negli anni.
Negli anni partecipa a diverse mostre, tra cui la itinerante Artisti di Sicilia (2014/2015), a cura di Vittorio Sgarbi, mentre suoi lavori cominciano a far parte di importanti collezioni private e pubbliche. Tra queste ultime citiamo quelle del Castello di Fumone (FR); del Museo d'Arte Contemporanea Siciliana (MACS) di Catania; del Museo di Rende, e del Palazzo della Provincia di Cosenza. Vive a Palermo e collabora con diverse gallerie . . . .

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 ritratto donna

Raccordi #9

Sul femminicidio   

di Anthony Molino 

Da tempo coltivo l’idea di ospitare, nella mia rubrica Raccordi, occasionali contributi di artisti, studiosi, ricercatori che possano arricchire le potenzialità della rubrica nel suo proposito di promuovere nessi tra “arti, ambiti e discipline non direttamente o evidentemente collegabili tra loro.” Bombardato, e sconcertato, da notizie di cronaca che sempre più spesso riferiscono di omicidi, spesso efferati, di donne, da qualche mese medito di inaugurare questa serie ancora informe e necessariamente sporadica di interventi con delle riflessioni sul femminicidio. E’ di qualche mese fa (20 aprile 2018) la notizia del ritrovamento a Roma di un corpo carbonizzato di donna; è di poco tempo prima quella di un corpo di ragazza fatta a pezzi nelle Marche e occultata in una valigia. Ed è di questi giorni la sconvolgente notizia di due donne uccise quasi contemporaneamente in due zone così apparentemente diverse dell'Italia: una, soffocata, nel senese; l'altra, strangolata, in Sicilia. Ciascuna ammazzata dal proprio marito, dal proprio "compagno di vita". I quali uomini, a loro volta, hanno ambedue poi scelto di porre fine alla propria esistenza nel medesimo tragico modo, impiccandosi.. . . .

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opera di Stefanucci

Raccordi #8

Nella pelle della pittura
Una conversazione con Marco Stefanucci

di Anthony Molino

Marco Stefanucci è nato nel 1970 a Roma, dove ancora oggi vive e lavora. Si è diplomato in Grafica ed è laureato in Storia dell’Arte presso l’Università La Sapienza di Roma. Per oltre 15 anni ha lavorato come Graphic Designer in campo editoriale e televisivo, realizzando la veste grafica di alcune tra le più importanti produzioni tv Rai, Mediaset, La7, Sky. Schivo e riservato non ama apparire, preferendo l’isolamento, lo studio delle tecniche e l’approfondimento storiografico. Queste caratteristiche fanno da collante agli elementi portanti della sua pittura, che si evolve continuamente nutrendosi anche delle esperienze professionali vissute in precedenza. L’attività di grafico è arricchita da un’intensa esperienza come fotografo d‘arte. L’utilizzo della camera oscura, degli acidi e dei viraggi sono elementi . . . .

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locandina 

Raccordi #7

PER INCISO
Vittorio Manno, Angelo Rizzelli e la
tradizione grafica italiana

a cura di Anthony Molino

 

Vittorio Manno e Angelo Rizzelli:
Il segno tra memoria e sogno

"Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi: Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l'inferno di Dante. E cominciai anch'io a scendere per una specie di mulattiera, di girone in girone, verso il fondo. La stradetta, strettissima, che scendeva serpeggiando, passava sui tetti delle case, se così quelle si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone: ognuna di esse ha sul davanti una facciata; alcune sono anche belle, con qualche modesto ornato settecentesco. Queste facciate finte, per l'inclinazione della costiera, sorgono in basso a filo del monte, e in alto sporgono un poco: in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto… "
(Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli)

Carlo Levi ha scritto il suo capolavoro tra il 1943 e 1944, quando Vittorio Manno e Angelo Rizzelli erano ancora bambini, poco meno che scugnizzi. Lo scrisse quando non erano ancora arrivati a Matera, dove, separatamente e in momenti diversi, sarebbero approdati da lì a quindici anni il primo, ancora dopo Rizzelli. Ma era impossibile per due giovani meridionali, cresciuti nel dopoguerra e con l’ambizione inconsueta e osteggiata di fare arte, ignorare la storia di terre al confine con la propria. Da adolescenti avevano sicuramente letto le pagine struggenti di Cristo si è fermato a Eboli, come sicuramente conoscevano le poesie, nobili e accorate, di denuncia e di speranza, . . . .

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opere

Raccordi #6

IN PETRA E IN LIGNO

Abbazia di S. Maria del Lago  –  Moscufo (PE)      
20 giugno 2015

PRESENTAZIONE di Anthony Molino

Un anno fa circa, proprio di questi giorni, ho avuto la fortuna di moderare una rara conversazione pubblica, con due importanti scultori italiani, Giuliano Giuliani e Vanni Macchiagodena, sul tema dell’incontro tra l’arte e il sacro. L’evento, intitolato In petra e in ligno (con riferimento esplicito alla materia privilegiata dai due artisti: rispettivamente, il travertino da Giuliani, il legno da Macchiagodena) si è tenuto nella magnifica cornice della chiesa romanica di Santa Maria dell’Angelo a Moscufo, in provincia di Pescara, dove siamo stati ospiti del locale parroco Don Fulvio Di Fulvio. Aspetto singolare dell’evento è stato che ciascun artista ha portato con sé una scultura illustrativa della propria opera, che è rimasta poi esposta nella chiesa per tutta la settimana a seguire.
Si riproduce qui per la rubrica Raccordi il testo della conversazione tra i due artisti, preceduto dall’introduzione  all’evento dello  psicoanalista jungiano e teologo Valentino Ceneri. . . . .

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locandina mostra Macchiagodena

Raccordi #5

MACCHIAGODENA:
L’EVOLUZIONE DI UN’OSSESSIONE

di Anthony Molino

Se il tema ricorrente dell’opera di [Henry] Moore è l’infanzia, questo non vuol dire ovviamente che ogni cosa che Moore ha fatto debba essere considerata sotto questa luce. Il tema ricorrente di Watteau era la mortalità; di Rodin, la sottomissione; di Van Gogh, il lavoro; quello di Toulouse-Lautrec il punto di rottura tra il riso e la pietà. Stiamo parlando di ossessioni che determinano i gesti e le percezioni di artisti nel corso dell’opera di una vita, anche quando la loro attenzione cosciente è altrove. Una sorta di predisposizione dell’immaginazione. Il modo in cui il lavoro di una vita scivola verso un tema che per quell’artista rappresenta la propria casa. (John Berger, PORTRAITS)

Alla luce dell’intuizione di Berger, e in linea con il titolo e i propositi di questa mostra di Vanni Macchiagodena, vorrei centrare l’attenzione su quell’unico tema, quella sola figura iconografica che più si avvicina al tipo di ossessione che Berger equipara alla “casa” dell’artista. Il tema in cui l’artista trova rifugio, che diventa per lui autentico luogo dove proteggersi, dove nutrire e ridefinire se stesso. È strano, anche per uno psicoanalista come me, parlare dell’evoluzione di un’ossessione. Come può, in effetti, qualcosa di fisso, ripetitivo, ostinato nel suo ripresentarsi, finire per evolvere? Ma nel corso degli anni ho assistito in prima persona al processo con cui Macchiagodena è rimasto fedele a quella “casa” che è per lui la figura di San Martino, quantunque nello stesso tempo abbia sottoposto questa figura ad una sorta di riduzione per via di levare che . . . .

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mostra

Raccordi #4

OLIANA SPAZZOLI: IL RIPOSO DELLE   IMMAGINI (ovvero, DEL COLORE)

di Anthony Molino

Scrive Valerio Magrelli, a proposito delle opere di Oliana Spazzoli: “Sia sulle pagine già stampate e rilegate dei suoi ‘libri d’artista’, sia sui brandelli di tela strappata, la tinta non sembra mai depositarsi. Non si assiste, cioè, ad una sovrapposizione del colore su di un sostrato. Piuttosto, abbiamo a che fare con una penetrazione, un intridersi, un farsi materia del colore stesso. Insomma, l’intervento cromatico fa tutt’uno con la fibra di cellulosa o di tessuto. Se lo dovessi dire in un’immagine, azzarderei che questa pittura ‘suona’ le corde del supporto. Penso a una specie di curiosa ‘chitarra del colore’ - e certo non posso fare a meno di ricordare una famosa poesia di Wallace Stevens, L’uomo dalla chitarra azzurra, di cui riporto la prima parte. (La traduzione è di Renato Poggioli.)”
. . . .

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Terra

Raccordi #3

"Guardare la terra negli occhi"
(Terra di Padre)

di Anthony Molino

Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -; allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare... (Genesi 2, 4-9)

Quando guardo le singolari creazioni di Maurizio Righetti, la mente spazia lungo un arco temporale di quasi un secolo, e colloca l’opera del cinquantenne artista chietino tra due punti che ne delimitano, a mio vedere, la matrice culturale e artistica. Penso alla nobiltà scarna, quasi derelitta, delle scarpe di Van Gogh; scarpe spesso consunte, deformi, che sanno di terra anche se, a riguardare bene le numerose versioni dell’immagine divenuta iconica, non vi è quasi mai traccia della terra acre e nera che quelle scarpe hanno calpestato, in cui si sono impiantate e infangate, in cui hanno sudato, gioito poco e pianto, probabilmente, molto. Eppure quella terra contadina c’è, se ne avverte ovunque la piena, gommosa e umida densità, i secchi grumi sgretolati sul pavimento. . . .

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tre opere

Raccordi #2

Tra segno e sogno

di Anthony Molino

“Le loro stesse mani, pur immerse tra ghiacci e lo sgomento del buio
e del silenzio, si indussero a impugnare spezzati di ematite e d’ocra gialla
iridescenti gessi di argille, carbone tratto dal bruciar dei legni, ad impugnare
utensili di roccia per graffire e inondare di colore gli anditi di riparo
mutandoli in santuari ove cantare lo stupore del mondo e i desideri…”
L. Mariani, Io nacqui

Nella poesia Io nacqui di Lucio Mariani, qui citata, si finisce per evocare “…la misteriosa fantasia che armò / la selce colorata e dette fuoco alla caverna / tracciando puri segni di fieri combattenti / alci e bisonti.” Si parte, dunque, dal segno. Puro. Nasce col puro segno la nostra avventura umana, nelle grotte di Lascaux e Pech Merle. Da quel “graffire”, dall’impulso primigenio – caotico e magmatico - di incidere la roccia ha origine un momento fondante della nostra evoluzione, del nostro destino planetario al contempo sanguinario e sublime. Il segno come traccia, come lettera; come primo ambizioso tentativo di evincere forme, e rappresentare; come passaggio e vincolo tra consimili, resi compartecipi di un mistero che ne decreta, infine, la dimensione sociale e comunitaria. Per arrivare ad un effluvio di colore che trasforma, nei meandri del tempo e dello spirito, la caverna e le prime, pietrose tele delle sue pareti in santuario, “ove cantare lo stupore del mondo e i desideri.” Il segno, quindi, come nota originaria di un canto collettivo perennemente in divenire, embrione del simbolo, preludio della stessa voce, espressione sublimata e anteriore dell’umano stupore e del desiderio...

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due persone si guardano

Raccordi #1

Simona Stivaletta: Mediare il futuro

di Anthony Molino

Più o meno un anno fa, quando per la prima volta mi sono avvicinato alle opere di Simona Stivaletta, l’ho descritta frettolosamente come “ingannevolmente naïf”. Ora mi rendo conto di aver intuito più, forse, di quanto avessi potuto immaginare. Perché la sua “ingannevolezza”, ad una ricerca profonda e sistematica, si rivela di più ampia portata. E l’apparente qualità “naïf” della sua pittura risulta pervasa, in ultima analisi, da un elemento di “familiare inquietudine”: da una capacità intrigante di mescolare disparate tradizioni pittoriche, provenienti da altri tempi e luoghi, per arrivare a produrre un’espressione squisitamente contemporanea di ciò che lo psicoanalista Christopher Bollas definisce il conosciuto-non-pensato. Stivaletta è davvero, oserei dire, un’espressione del nostro conosciuto-non-pensato: un lento ribollire di elementi di un inconscio iconografico quasi senza tempo che ci accomuna tutti, il cui esito - precisamente nella sua dimensione di “familiare inquietudine” - porta la discreta ma inconfondibile firma di una innovativa e creativa forza contemporanea...

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