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rivista d'arte
Iscritta nel Pubblico Registro della Stampa
del Tribunale di Rimini: n° 11 del 24-05-2011
ISSN: 2239-089898







TRANSITI

2016



#4 - Traduzione possibile. Traduzione impossibile
di Jacqueline Amati Mehler

#3 - Psicoanalista e traduttore: professione possibile
di Pina Antinucci

#2 - I ponti linguistici necessariAngela Catrani conversa con Bruno Osimo

#1 - Il traduttore negli scambi di civiltà
di Lucio Mariani

 


 


 

 

 

 

RUBRICHE:

Tapetum Lucidum,
la copertina di ARACNE

di Stefano Tonti

La cura dell'Arte / L'arte della cura
di Roberto Boccalon

Festina Lente
di Annamaria Bernucci

A volo d'Icaro
di Luca Di Gregorio

Cahiers du Festival
di Angela Catrani

Fotografia di settembre
di Marcello Tosi

Kriptonite
di Maria Virginia Cardi

Intorno all'origine
di Rosita Lappi

L'altra Germania
di Tilde Giani Gallino

L'incontro delle Arti
di Claudia Antonella Pastorino

Meraviglie
Storie di illustrazione

di Silvia Paccassoni

Messa a fuoco
di Remo Ceserani

Nuvole in viaggio
di Emanuela Agnoli

Transiti
AA.VV.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

TRANSITI

Transitare, sporgersi sul margine di un confine e infine superarlo evidenzia due necessità, il movimento in sé, vibrazione e ritmo della vita, e il collegamento tra punti distanti, mete irrinunciabili di quel movimento inesausto per tessere reti sociali. Vi sono inclusi dunque, insieme alla tessitura di ponti linguistici per comunicare, l’erranza di un flusso continuo, la scoperta di inediti scenari, il viaggio; la scoperta di un altrove immaginario; la spinta a esplorare, superare ostacoli, sporgersi sull’abisso di un divieto, conquistare, dominare; il varco di porte e percorsi nuovi da aprire su porte che si chiudono, esodi e migrazioni per fuggire e salvarsi; la precarietà di ogni percorso.

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rotoli libri

Transiti #4

Traduzione possibile. Traduzione impossibile
di Jacqueline Amati Mehler

La possibilità o l’impossibilità di portare a buon fine una traduzione  si inserisce nelle vicissitudini di un interminabile dibattito. Come sappiamo è dovere del traduttore  quello di restituire al lettore la lingua  nella quale è  stato creato il testo.
Tuttavia, mentre ciò è possibile da un punto di vista linguistico  non possiamo dimenticare il noto gioco di  parole  che fa del traduttore un traditore. Infatti l’impegno nell’affrontare  le peculiarità di ciascuna lingua  confronta i traduttori con tutti i rischi e le sfide inerenti al lavoro di traduzione.
Questioni relative ai confini tra problemi di ordine intralinguistici e problemi interlinguistici, trattati da George Steiner, sono stati ulteriormente esplorati nel nostro libro “La Babele dell’Inconscio” (J. Amati Mehler, S. Argentieri and J. Canestri, 1990).
Da un punto di vista intralinguistico siamo confrontati con due ordini di problemi o meglio, di ostacoli . . . .

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Antonello da Messina, San Girolamo

Transiti #3

Psicoanalista e traduttore: professione possibile
di Pina Antinucci

L’imballatore

L’imballatore chino
che mi svuota la stanza
fa il mio stesso lavoro.
Anch’io faccio cambiare casa
alle parole, alle parole
che non sono mie,
e metto mano a ciò
che non conosco senza capire
cosa sto spostando.
Sto spostando me stesso
traducendo il passato in un presente
che viaggia sigillato
racchiuso dentro pagine
o dentro casse con la scritta
“Fragile” di cui ignoro l’interno.
E’ questo il futuro, la spola, il traslato,
il tempo manovale e citeriore,
trasferimento e tropo,
la ditta di trasloco.

(Valerio Magrelli, Esercizi di tiptologia, Mondadori, 1992)


Ha acquisito aforistica notorietà la definizione che Freud dà della psicoanalisi come una delle  professioni impossibili. Vorrei accostarla ad un’altra pratica, cioè quella della traduzione, il cui statuto oscilla dall’essere pensata anch’essa come impossibile o, al contrario, come fertile riproposizione della germinatività del testo originario, per vedere di trarne spunto per una riflessione che abbracci entrambe le discipline e soprattutto perché l’arte del tradurre non sia più solo una questione che esiste ai margini, affidata alle pieghe del paratesto, ma che possa contribuire a pensare  quello che si dice e come lo si può dire affinché abbia senso nella cultura d’arrivo. Se la traduzione è sempre un’interpretazione, come propone Eco (2003), è possibile pensare che offra un contributo alla psicoanalisi?
Le tematiche sulla traduzione sono connaturate alla psicoanalisi . . . .

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antico ponte sul fiume

Transiti #2

I ponti linguistici necessari
Angela Catrani conversa con Bruno Osimo

Dal momento in cui l'uomo ha iniziato a interrogarsi su se   stesso, il problema delle diverse lingue che si parlano nel mondo ha incuriosito, affascinato, preoccupato, tanto che una delle prime "storie" raccontate nella Bibbia, e declinate in varie forme artistiche e culturali, è la storia biblica sulle origini delle differenze linguistiche,  racconto che nella sua struttura narrativa sfiora il mito: parlo, naturalmente, dell'episodio noto come La Torre di Babele, che spiega come la proliferazione nel mondo di migliaia di lingue differenti sia stata una punizione divina per la superbia dell'uomo. Forse è proprio questa punizione divina che mi porto addosso, la mia assoluta incapacità di imparare una lingua straniera . . . .

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ponte nel Sahara

Transiti #1

Il traduttore negli scambi di civiltà
di Lucio Mariani

A un traduttore

Non è dato sapere come gli astri
abbiano cospirato a trasferire
le mie ossa d’inchiostro fra i tuoi lidi.
Un uomo di rispetto ha asseverato
che era tuo giusto compito
raccogliere il sale che resiste
nel mio verbo, la storia inconsumabile
ordinata per non smutarsi in polvere,
che solo il tuo talento era capace
di preservarne gli echi in altro idioma
giocando lungo il filo dell’enigma.
Allora ci soccorrano
i saldi resti e non ingrate lune
perché  prodighe le farfalle del tuo sangue
siano fide compagne nel viaggio
a un canto solitario.

Lucio Mariani, Farfalla e segno: Poesie scelte 1972-2009, Crocetti Editore, 201

Vorrei accendere una piccola luce su un profilo minore nel confronto di civiltà e su uno sparuto esercito di negletti che in quel confronto ancora oggi combattono.
L’evidenza empirica ha dimostrato che l’esplorazione del mondo, la spinta alla conoscenza, la curiositas sono bisogni insopprimibili dell’uomo anche quando non sia sollecitato dal suo istinto di sopravvivenza e non debba sottrarsi a minacce incombenti.
Così dalle guerre di conquista o di religione alle migrazioni, dal primo incontro fra umani ai processi di seduzione, è sempre sorta la necessità di conoscere la lingua e il logos dell’altro e di far conoscere i propri. . . .

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